India, niente figlio maschio? Per rabbia uccide moglie e figlie. E i nostri marò attendono ancora il processo…

Non è un dramma della follia. Non si tratta di raptus omicida. No: quella riportata dalla stampa indiana è la cronaca di un’ordinaria violenza familiare che nel gigante asiatico si espleta soprattutto sulle donne. Quasi da non fare più notizia. Se non fosse per l’efferatezza della triplice esecuzione e per l’inaccettabilità della morte di una madre e delle sue due piccolissime figlie per mano di un marito violento. Di un padre padrone. Di un uomo vittima di convinzioni ancestrali, che diventa il carnefice della moglie che non è riuscita a mettere al mondo un figlio maschio, e delle due bambine, “colpevoli” a suoi occhi di non essere nate del sesso che lui avrebbe voluto. La tragedia è avvenuta a Noida, una località alla periferia di New Delhi, dunque non nella solita sperduta provincia, dove l’uomo, Amit Verma, ha strangolato con una sciarpa prima la moglie Sarla e poi, dopo essersi accanito contro le piccole Tannu e Mannu – di due anni e sei mesi – soffocandole con un cuscino, si è dato alla fuga. Verma è attivamente ricercato dalla polizia criminale che nel frattempo ha arrestato il padre, due fratelli ed una cognata perché, secondo la denuncia presentata, vi sarebbero state in precedenza ripetute minacce legate a pretestuose richieste di un aumento della dote pattuita.
Parliamo, dunque, di matrimoni combinati a forza. Di doti utilizzate come merce di scambio di esseri umani. Di donne uccise perché “colpevoli” di aver generato figlie e non i più apprezzati maschi. Parliamo di una cultura di vita che genera aberrazioni mostruose che traggono origine, e al tempo stesso ricreano, analfabetismo, isolamento, degrado, violenze domestiche, morte. Parliamo di una società che considera le donne meno che corpi da violare. Volti da sfregiare con l’acido. Schiave da soggiogare e destinare (bambine) a matrimoni con uomini molto più anziani, in nome di un accordo economico stipulato tra famiglie. Parliamo, e sembra incredibile, del Paese che sta detenendo da ormai oltre due anni due ufficiali di Marina, i nostri marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, agli occhi dell’opinione colpevoli da processare – e fino a poco fa anche da condannare a morte – per aver erroneamente ucciso due pescatori nel corso di una missione anti-pirateria a largo dell’oceano: dire che l’India è una terra dalle forti contraddizioni forse non è abbastanza…