Immigrazione, nuovi sbarchi a Catania. E Salvini in Sicilia urla all’«invasione»

Immigrazione, una ferita aperta che sanguina ormai quotidianamente. I centosessantatre migranti, tra i quali una sessantina di minorenni, sbarcati nel porto di Catania dalla fregata della Marina militare Espero, che li ha soccorsi a bordo di un barcone a Sud di Malta, sono solo gli ultimi arrivati di una interminabile serie di approdi di migranti sulle nostre coste. Come la procedura prevede in questi casi, anche gli extracomunitari di nazionalità siriana, egiziana, sudanese ed eritrea appena arrivati, verranno trasferiti in un centro di prima accoglienza, che stavolta sarà quello di Messina: strutture, come noto, ormai da tempo al collasso.
Un flusso continuo di sbarchi, solo in parte testimoniato anche dal fatto che, negli ultimi tre mesi, il servizio gratuito multilingue “Linea Amica Immigrazione”, ha ricevuto soprattutto domande sui permessi di soggiorno (oltre il 48%), su possibilità di studio e di lavoro in Italia (oltre 25%), sulla richiesta di cittadinanza (16,07%), sul ricongiungimento familiare (8,61%) e sul matrimonio (1,32%). E, se è vero che circa la metà degli utenti del servizio è di nazionalità italiana, tutte le altre istanze pervenute provengono da cittadini africani (13,7), del Centro o del Sud America (8,11%), del continente asiatico (8%) o di altri paesi dell’Unione europea (8%): tutti soggetti coinvolti sul fronte dell’immigrazione e dell’integrazione.
Temi delicati che versano ormai in uno stato di difficoltà cronica, su cui è tornato a porre l’accento polemico Matteo Salvini, durante un incontro elettorale a Catania per le Europee, e in occasione di un sopralluogo nella base militare di Augusta, dove nelle scorse settimane sono sbarcate migliaia di persone. «Sospendere quella follia che è l’operazione Mare nostrum, che è un aiuto di stato agli scafisti, respingere le persone che sbarcano, che non sono immigrati ma clandestini, e usare i soldi spesi per i soccorsi e il mantenimento nei loro Paesi»: questo, in rapida sintesi, l’antidoto all’emergenza migranti che il segretario del Carroccio è tornato nuovamente a proporre, sottolineando anche gli effetti collaterali del problema immigrazione, individuando come «assolutamente necessario un severo controllo sanitario per chi arriva, perché – ha spiegato il segretario della Lega Nord – le notizie di ritorno di malattie infettive da anni scomparse in Italia sono sempre più preoccupanti». E allora, «ci hanno chiamato e siamo venuti, perché gli altri non fanno niente di fronte a quella che chiamano immigrazione, ma che in realtà è un’invasione», ha tuonato Salvini, spedendo all’indirizzo europeo della cancelliera tedesca l’accusa di sottovalutare pericolosamente il problema. «Venga la presidente Merkel a Catania – ha aggiunto Salvini – a vedere in che condizioni siamo messi ospitando migliaia e migliaia, non di profughi, ma di clandestini… Qui arrivano migliaia di migranti al giorno – ha dichiarato Salvini – creando problemi economici, di lavoro e rischi per il turismo. Proviamo a dare voce a tutte le brave persone del Sud che vogliono soccorrere e dare aiuto, perché non è possibile che la Sicilia e l’Italia siano sole mentre l’Europa se ne frega. Berlino e Bruxelles – ha chiosato il segretario della Lega Nord – la smettano di prendere in giro gli italiani». Recriminazioni e argomentazioni polemiche a cui ha provato a rispondere il premier: «Sull’immigrazione facciamo la nostra parte, difendiamo Mare nostrum che ha permesso di non contare i morti in fondo al mare, e di arrestare 207 scafisti. Ma diciamo anche che il Mare nostrum non può essere nostrum e basta, e che se l’Europa ha un cuore, deve capire che nel Mediterraneo si gioca la sfida della dignità».