Il treno di Renzi sulle riforme è già a un passo dal deragliamento

Il supertreno per le riforme annunciato da Matteo Renzi appena giunto a Palazzo Chigi è già in procinto di deragliare. Il neo-premier aveva promesso la riforma elettorale entro le elezioni europee, ma non c’è traccia di alcuna attività parlamentare in tal senso, e si era impegnato ad approvare in prima lettura entro il 25 maggio la riforma della Costituzione. Anche su questo versante si naviga a vista e nelle ultime ore sono emerse due novità che fanno propendere per un fallimento della stagione riformista renziana. La prima è un fatto squisitamente tecnico avvenuto al Senato, dove la commissione Affari costituzionali ha rinviato dal 23 al 28 maggio il termine ultimo per presentare gli emendamenti al testo base del governo che modifica Palazzo Madama. A dirla così sembra un rinvio di appena cinque giorni, ma lo slittamento nasconde l’assenza di qualsivoglia accordo, con la conseguenza che dopo le europee si risolverà tutto in un nulla di fatto. La seconda novità è invece più politica e cambia radicalmente il quadro rispetto alle riforme. Silvio Berlusconi intervistato da Alan Friedman sul “Corriere della Sera” di oggi ha di fatto azzerato il cosiddetto “Patto del Nazareno”, annunciando che l’Italicum non è una legge elettorale sulla quale si può proseguire e che il Senato proposto da Renzi non è condivisibile. Al di là della normale tattica elettorale in vista del voto europeo appare evidente che il clima di convergenza per le riforme ormai non c’è più e che alla ripresa delle attività parlamentari dopo la pausa elettorale tutti i nodi verranno al pettine. Secondo il Cavaliere la legge elettorale non va bene perché c’è il rischio che gli elettori di Grillo al secondo turno votino la sinistra per danneggiarlo. In realtà Berlusconi teme anche che possa venir fuori dal voto un dato elettorale che permetta a Grillo di andare al ballottaggio, soprattutto se non riparte il percorso di riaggregazione del centrodestra.

Lo stesso vale per il Senato, che Forza Italia vuole elettivo e non di secondo grado, con sindaci e presidenti di regione in gita turistica a Roma, come ha sottolineato Belrusconi. Ma al di là del merito, delle critiche berlusconiane, del rinvio tecnico operato al Senato, è evidente che è saltato il patto tra Renzi e Berlusconi sulle riforme e non poteva che finire così visto che a Palazzo Grazioli hanno registrato che l’accordo del Nazareno ha sì rilegittimato la leadership politica del Cavaliere, ma ha soprattutto rafforzato elettoralmente Grillo che urla contro l’inciucio e Renzi che incassa consensi per la possibile stagione delle riforme. Una donazione di sangue e di voti che Forza Italia non può permettersi e che ha fatto cambiare registro alla campagna elettorale, sul cui altare le riforme concordate sono state sacrificate.