Il Pm chiede la condanna a 4 mesi della segretaria di Bersani per truffa aggravata

Il Pm Giuseppe Di Giorgio ha chiesto una condanna a quattro mesi e 20 giorni e 200 euro di multa per Zoia Veronesi, storica segretaria di Pierluigi Bersani, e per Bruno Solaroli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, accusati di truffa aggravata. La richiesta del Pm è stata formulata in udienza preliminare davanti al Gup Letizio Magliaro. Le difese (gli avvocati Paolo Trombetti per Veronesi e Cristina Giacomelli per Solaroli) avevano optato infatti per la richiesta di rito abbreviato. La Regione Emilia-Romagna era presente in udienza come parte offesa. Secondo la Procura, Zoia Veronesi percepì indebitamente dalla Regione, di cui era dipendente, circa 140 mila euro di stipendio per svolgere a Roma l’incarico di raccordo con il Parlamento dal 2008 al 2010. In realtà, per il pm, Veronesi lavorava “solo” per il segretario del Pd, Bersani. L’udienza è stata rinviata a luglio, quando ci sarà la probabile sentenza del Gup. Nel corso della requisitoria preminale, che si era svolta a marzo, secondo il pm da parte di Zoia Veronesi non è mai stata fornita alla  Procura documentazione del lavoro da lei svolto a Roma (nonostante le sollecitazioni della Procura e nonostante lei stessa si fosse riservata di fornirla nel periodo in cui è stata sottoposta alle indagini), né sarebbe mai emersa una valutazione della Regione Emilia-Romagna sul raggiungimento degli obiettivi fissati. Il Pm ha ripercorso i passaggi dell’indagine svolta spiegando che Veronesi passava due giornate a Bologna e tre a Roma, con riferimento al periodo 2008-2010, insistendo sul fatto che non c’è prova documentale del lavoro svolto nell’interesse della Regione, di cui era dipendente. La difesa ha depositato come esito di indagini difensive una serie di dichiarazioni di parlamentari, compreso lo stesso Bersani, in cui si affermerebbe che Veronesi era il riferimento in parlamento per quel che riguardava i rapporti con la Regione Emilia-Romagna.