Il Colosseo chiuso? Parla un lavoratore: «Non solo problemi strutturali, manca organizzazione e poi in prima linea ci finiamo noi»

Non è solo una questione di problemi strutturali quella che impedisce l’apertura del Colosseo durante la Notte dei Musei di sabato. I lavoratori lamentano anche una serie di problemi organizzativi che, innestati sui primi, spiegano l’impossibilità di trovare i cinque addetti che tengano aperto il monumento durante la manifestazione.

Per uscire dall’impasse il ministero dei Beni culturali ha convocato i sindacati. Sul tavolo c’è una proposta della Cgil che chiede un’apertura regolamentata, con un afflusso regolato dietro prenotazione. Questo potrebbe rassicurare i lavoratori, che in manifestazioni del genere si sono già dovuti confrontare con problemi di ordine pubblico, come ha spiegato al Secolo d’Italia anche un dipendente della Soprintendenza. Il lavoratore, che preferisce restare anonimo, ha fatto esperienza diretta di cosa voglia dire gestire, in pochi, una massa enorme di visitatori, attirati anche dal prezzo scontatissimo dell’ingresso. «Io – racconta – ho partecipato a un’iniziativa simile alle Terme di Caracalla. Erano state previste le visite guidate, che significano che possono entrare solo 40 persone, che stanno dentro per una quarantina di minuti. Fuori, intanto, si accumulano file lunghissime, con persone che si fanno sempre più nervose e che diventa difficile contenere. Noi – prosegue – come lavoratori, avevamo proposto una soluzione diversa: un’apertura libera, senza visita guidata, che avrebbe consentito di smaltire più facilmente i flussi di visitatori, permettendo a tutti di partecipare più serenamente all’iniziativa». La storia rappresenta un esempio come tanti di quanto poco ci vorrebbe per evitare “incidenti” come quelli del Colosseo e dei numerosi altri siti che resteranno chiusi per assenza di personale. L’Anfiteatro Flavio, infatti, è quello che ha fatto più scalpore, pur avendo partecipato una sola volta a una manifestazione del genere. Ma la lista di monumenti che saranno assenti dalla Notte dei Musei comprende anche numerosi altri luoghi della cultura di primo piano, da Castel Sant’Angelo alla Galleria Borghese, da Palazzo Barberini a Palazzo Altemps, tutti nella responsabilità delle Soprintendenze, quindi del ministero per i Beni culturali. Poi ci sono i problemi strutturali: l’organico sottodimensionato, passato – secondo i sindacati – dai 27mila impiegati del 2001 ai 18mila di oggi; il mancato ricambio tra gli operatori, che al Colosseo, per quanto riguarda i custodi, hanno un’età media di 58 anni; la poca attenzione nei confronti di quanti, anche se pagati, si prestano a un lavoro che richiede comunque un autentico slancio volontaristico. Ancora stando ai dati forniti dai sindacati, la paga per una notte di straordinari è di 60 euro lordi. Soldi che, nell’esperienza del dipendente sentito dal Secolo, «arrivano dopo molto tempo». Quanto? «Noi aspettiamo competenze accessorie da più di un anno», spiega l’uomo. Questo a fronte di una quotidianità che si presenta spesso complicata: «Anche quando non ci sono i numeri minimi per aprire – racconta ancora il lavoratore – arriva il funzionario e ti dice di farlo. Del resto, in caso non si aprisse, lui potrebbe essere chiamato a rispondere per il mancato introito. In prima fila, però – prosegue – ci siamo noi. Il Colosseo… lei ha idea di cosa passarono i colleghi quando ci fu il black out e il Colosseo era aperto? Aprire con numeri tanto ristretti per il personale e tanto elevati per i visitatori, senza una adeguata organizzazione, significa essere in balia di qualsiasi emergenza».