Il boss pentito Iovine parla: «Dalla camorra soldi ai sindaci di ogni colore». Gli intrecci con la politica

«So benissimo di quali delitti mi sono macchiato. Sto spiegando un sistema di cui la camorra non è l’unica responsabile. C’erano soldi per tutti in un sistema che era completamente corrotto», soldi anche per sindaci. «Non aveva alcuna differenza il colore politico del sindaco, perché il sistema era ed è operante allo stesso modo. In questo ambito naturalmente si devono considerare anche la parte politica ed i sindaci dei Comuni, i quali avevano l’interesse a favorire essi stessi e alcuni imprenditori in rapporto con il clan per avere dei vantaggi durante le campagne elettorali in termini di voti e finanziamenti». Queste sono le prime dichiarazioni del boss dei Casalesi Antonio Iovine, che da poco ha deciso di collaborare con la giustizia. I verbali sono stati depositati in un processo in corso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Oltre a depositare i verbali, il Pm ha chiesto di interrogare Iovine, che dovrebbe riferire vicende legate ai suoi rapporti con alcuni imprenditori. Il collegio ha accolto la richiesta e fissato l’interrogatorio per sabato 7 giugno. Se Iovine ha deciso di rivelare i rapporti tra la camorra e la politica, l’inchiesta potrebbe arrivare fino a Roma e non fermarsi quindi ai politici del Casertano. Il boss pentito, infatti, aveva appoggi forti nella capitale e interessi personali negli affari del gioco d’azzardo e quindi nelle società che hanno bisogno di concessioni dai Monopoli di Stato.
Iovine è nato a San Cipriano d’Aversa cinquant’anni fa. Insieme a Michele Zagaria si è trovato a reggere le sorti del clan dei Casalesi dopo gli arresti di Francesco Bidognetti e Francesco Schiavone, avvenuti tra il 1993 e il 1998. Legatissimo alla famiglia Schiavone, ha finito per acquisirne il controllo del clan. Condannato all’ergastolo al termine del processo Spartacus, “O Ninno” è stato catturato il 17 novembre 2010 dopo ben quattordici anni di latitanza, durante i quali ha curato affari e strategie della cosca, il traffico di droga, il racket, le infiltrazioni negli appalti pubblici, il modo di riciclare i proventi nel Centro-Nord, trovando però anche il tempo di viaggiare e fare un po’ di bella vita. Un paio di settimane fa ha deciso di collaborare con la giustizia. Poco prima aveva cambiato gli avvocati e ottenuto il trasferimento di tutti i parenti a rischio in località segrete: la moglie Enrichetta Avallone, 45 anni, finita in carcere nel 2008 per una vicenda di estorsione e tornata in libertà nel luglio del 2011, e il figlio Oreste, 25 anni, che invece è tuttora detenuto con le accuse di associazione mafiosa, estorsione e traffico di droga. «I pentimenti sinceri – ha sottolineato tempo fa il ministro dell’Interno Angelino Alfano – giovano al contrasto alle mafie, lo abbiamo scoperto grazie alle intuizioni di grandi magistrati come Giovanni Falcone, e abbiamo inferto colpi durissimi alla mafia ed alla ‘ndrangheta. Se la stessa cosa avverrà per la camorra si potrebbero aprire scenari investigativi interessanti e potremmo arrivare alla sconfitta della camorra». Secondo il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, la collaborazione di Iovine può essere «di grande aiuto per le inchieste contro la camorra».