Ikea festeggia le nozze d’argento in Italia. Il logo fondato da Kamprad ormai ha conquistato anche i vip

Hemnes, Fiellse, Malm, Birkeland, Birmnes. I conoscitori nel mondo Ikea sanno benissimo di che cosa si tratta: i letti matrimoniali. Anche perché, se dovesse essere vera la notizia circolata qualche giorno fa, il dieci per cento degli europei sarebbe stato concepito proprio in un letto Ikea: quindi più o meno cinquanta milioni di individui. O anche Pax, Solmen, famosi per aver rivoluzionato il modo di organizzare i guardaroba. O anche le cucine funzionali, colorate  e personalizzate. O ancora le camerette a misura di bimbi. O ancora Klippan: era il divano dei vostri amici quando vi siete scambiati il primo sorriso. Sullo stesso divano ora giocate con i vostri bimbi. Sono passati venticinque anni da quando nel 1989 Ikea, l’azienda leader dell’arredamento low cost nel mondo, è sbarcata in Italia. Quest’anno il colosso svedese festeggia venticinque anni in Italia. E per farlo ha lanciato un concorso (“Venticinque anni Ikea per crescere insieme” ) che punta a premiare i titolari di una carta Ikea family e di una carta Ikea Business. Il primo estratto si aggiudicherà un viaggio per quattro  persone in Svezia del valore complessivo di seimila euro. La presenza in Italia di Ikea va di pari passo con il cambio di abitudini e gusti in tema di arredamento degli italiani. Il primo negozio fu aperto a Cinisello vicino a Milano. Con gli italiani abituati a comprare l’arredamento “chiavi in mano”, la prima impresa del colosso svedese era far comprendere qual era il vantaggio di “creare” un mobile, portarlo a casa e montarlo da soli: ovvero coniugare la qualità del mobile a un prezzo molto più basso e competitivo. Eroe del nuovo concetto era infatti un’etichetta del prezzo decisamente completa, che illustra (ieri come oggi) misure, materiali, ingombro dei famosi pacchi piatti e molto altro. Da allora, il brand si è diffuso in tutto il Paese aprendo negozi un po’ dovunque: Bologna, Roma, Milano, Catania. Venti i punti vendita e al 31 agosto 2011 un fatturato  di 1.64 miliardi di euro e 6587 dipendenti e una quota di mercato dell’8.4%. Non solo, l’Italia è il terzo paese, dopo Cina e Polonia, da cui Ikea acquista le materie prime utilizzate per la produzione degli arredi: sono infatti 24 le aziende tricolori da cui il gruppo si approvvigiona (l’8% dei suoi acquisti, che diventa il 34% per quanto riguarda le cucine) tra cui Whirlpool, Electrolux, Natuzzi, Elica, Friul Intagli, Manuex, Paini rubinetterie. Un marchio che è entrato nelle storie e nelle case degli italiani, cambiando per sempre il loro modo di acquistare l’arredamento e di pensare la vita in casa. Oggi gli acquirenti di Ikea non sono solo le giovani coppie sempre alle prese con la necessità di far quadrare i conti o chi è soggetto a continui trasferimenti per lavoro, ma anche professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo. Non solo, è divertente vedere come anche i meno esperti hanno acquisito il linguaggio usato dal brand. Infatti, un’altra peculiarità è quella che ogni mobile ha un nome e non un numero. L’assegnazione dei nomi segue criteri precisi, ad ogni categoria merceologica viene assegnato uno specifico gruppo lessicale, tutti accomunati dall’essere legati ai paesi scandinavi. I tessili hanno nomi propri di donna scandinavi, la biancheria da letto nomi di piante, sedie e sgabelli per la casa nomi di persona maschili scandinavi, i mobili imbottiti nomi di luoghi svedesi, gli articoli per bambini nomi di animali o termini descrittivi. Altre parole usate sono i nomi di giorni, mesi, fiumi svedesi ed espressioni colloquiali svedesi. Altre volte il nome è riferito direttamente all’uso, come per esempio il macinaspezie Kryddig (che in svedese significa “speziato”). A inventare questo nuovo modo di catalogazione è stato il suo fondatore Ingvar Feodor Kamprad che secondo la rivista Forbes è uno dei 15 uomini più ricchi del mondo tanto che nel 2012 è stato posizionato al sesto posto e il suo patrimonio è stato valutato in 36,9 miliardi di dollari americani. Kamprad ha ammesso come la sua dislessia ha giocato un ruolo importante nella creazione e nella crescita della sua compagnia. Per esempio, i nomi in svedese dei mobili Ikea li ha scelti perché aveva difficoltà nel ricordare i numeri.