I leader del centrodestra trovino una sintesi (anche se i solchi scavati sono profondi)

Tre giorni dopo le elezioni europee il centrodestra italiano comincia ad interrogarsi seriamente sul futuro della coalizione e dei partiti che la compongono. Preso atto dello straordinario risultato elettorale del Pd di Renzi va anche detto che a leggere bene i dati il centrodestra non si è sciolto come neve al sole. Alle politiche dell’anno scorso le condizioni erano più favorevoli di quelle attuali. Berlusconi era candidato e non condannato ai servizi sociali e non c’era ancora stata la scissione di Alfano con la nascita di un nuovo partito, eppure la coalizione totalizzò il 29% raccogliendo circa 10 milioni di voti. Adesso, in una situazione oggettivamente più difficile, con serie divisioni interne in coalizione, Forza Italia in ebollizione e Berlusconi politicamente azzoppato la coalizione ha raggiunto circa il 31%. Considerando nel conteggio l’apporto che l’Udc (alle politiche aveva preso l’1,8%) ha dato al Nuovo centrodestra si può dire che nonostante lo tsunami renziano e le difficoltà interne la coalizione ha preso la stessa percentuale dello scorso anno. E va anche detto che il 31% è una buona base per ricostruire la coalizione, anche perché ribadisce che è questo il secondo polo e non il movimento di Grillo.

Se domani ci fossero le elezioni politiche il centrodestra avrebbe tre motivi per avanzare rispetto alle europee. Intanto ci sarebbe un’affluenza maggiore. Domenica scorsa hanno votato in 29 milioni, mentre alle politiche erano 35 milioni. È evidente che tra questi sei milioni di italiani c’è una buona parte di elettorato di centrodestra che si può recuperare. Probabilmente Renzi con i suoi undici milioni di voti ha raschiato il barile, mentre il centrodestra, che ne ha presi “solo” otto e mezzo ha importanti margini di crescita. A favorire una crescita della coalizione alle prossime politiche potrebbe essere anche la maggiore bipolarizzazione rispetto alla competizione europea, nonché la scomparsa del terzo polo (passato dal dieci per cento di un anno fa allo 0,7%) e la crisi grillina.

Se i numeri dicono quindi che ci sono tutte le condizioni affinché il centrodestra raccolga la sfida delle future elezioni, il barometro della politica dice invece altro. Purtroppo il problema è che partiti e leader della coalizione devono ritrovare le ragioni per stare assieme, perché i solchi scavati al momento appaiono troppo profondi. Delle quattro forze in campo una è al governo e sostiene le riforme (Ncd), una all’opposizione ma vota le riforme (Forza Italia) e due (Lega e Fratelli d’Italia) sono all’opposizione e criticano le riforme. È evidente che senza un percorso di chiarezza in termini di contenuti il centrodestra continuerà ad avere molti voti, ma difficilmente potrà utilizzarli per candidarsi ancora al governo del paese.