I “grandi elettori” presentano il conto: «Renzi, vieni al Gay Pride. Le promesse si mantengono»

Fino a oggi il governo ha fatto poco o niente per strategia elettorale. Mettere sul tavolo la questione dei matrimoni omosessuali e – a rimorchio – quella delle adozioni dei bambini da parte delle coppie gay sarebbe stata una bomba scoppiata a pochi giorni dal voto delle europee. Il Pd di Renzi avrebbe perso parecchio, si sarebbe inimicato il mondo cattolico e larghissime fette degli elettori moderati che – per paura di Grillo – gli hanno “regalato” il voto. Ma non andava disperso nemmeno il consenso delle associazioni omosessuali, che – quasi senza darlo a vedere – sono state inseguite, corteggiate, riempite di promesse. E alla fine hanno presentato il conto: «Matteo Renzi dovrebbe partecipare al Pride». Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, si è rivolto al presidente del Consiglio. I tempi stringono, siamo alla vigilia delle manifestazioni che si svolgeranno in tutta Italia nel mese di giugno. Ogni promessa è un debito, le parole vanno mantenute, altrimenti si rischia di passare per pagliacci: «Renzi – ha infatti spiegato Marrazzo – si è dichiarato favorevole a normare le unioni civili gay e lesbiche in Italia sul modello tedesco. Ad oggi non abbiamo ancora visto proposte concrete da parte del governo. La partecipazione al Pride sarebbe un segnale di attenzione e un nuovo punto di partenza per non continuare a rinviare una decisione che ci vede molto lontani dal resto d’Europa. Auspichiamo che Renzi non voglia continuare a subire su questo il veto di una piccola forza come il Nuovo Centrodestra e voglia dare un segnale di svolta alle politiche sui diritti civili». Ma non solo. «Il nostro slogan, “adesso fuori i diritti”, riprende in senso polemico proprio la campagna di Renzi che aveva promesso interventi sui diritti civili nei primi cento giorni del suo governo – ha puntualizzato Andrea Maccarrone, del Roma Pride – e questa è la prima promessa non mantenuta. Diciamo alla politica nazionale di mantenere gli impegni presi con il Paese». È la prima patata bollente del dopo-voto. E qui difficilmente Renzi potrà far finta di non aver sentito. Tranne accampare come scusa della mancata partecipazione un precedente impegno. Magari una comparsata in uno show di Maria De Filippi. Vestito da Batman.