I bambini di Roma pregano per Ciro. E scacciano via l’incubo di “Gastone” e “Genny a’ carogna”

C’è Gastone, c’è Genny ‘a carogna, ci sono i tifosi che si augurano a vicenda le peggiori sofferenze: eventi tellurici, eruzioni, epidemie, bombe, epurazioni etniche, mamme a battere in strada, sorelle a commettere atti impuri, destinazioni in paesi lontani o in parti del corpo dove non batte il sole. 

Poi ci sono i bambini romani che ti riconciliano con il calcio, quelli che a Roma pregano per Ciro Esposito, il ragazzo napoletano in coma dopo essere stato colpito da un folle “nemico”, pseudo tifoso romanista. In un attimo sono loro, quei bambini all’oscuro delle dispute di campanile, a “fotografare”, con un gesto certamente più sincero e sentito dei coretti a Renzi, una situazione assurda, paradossale, una vicenda barbara che ha consentito a una frangia di ciechi integralisti del tifo di mettere  contro due città che condividono bellezza, cultura, fascino, contaminazioni sociali, storia e tradizione. Napoli e Roma, le grandi bellezze offese dal tifo becero e violento, oggi hanno una vittima simbolica comune, un ragazzo della periferia che paga le colpe di tutti, anche e soprattutto delle mancanze dello Stato. Per fortuna ci sono i bambini, che se ne fregano delle idiozie degli adulti, quei bambini che ieri sera, nella parrocchia di San Filippo Neri alla Pineta Sacchetti, hanno pregato  per il giovane tifoso napoletano che versa in fin di vita all’ospedale Gemelli. I ragazzini, insieme con le loro famiglie, hanno partecipato all’adorazione eucaristica alla vigilia della loro prima comunione. I bambini delle scuole elementari coinvolti nell’iniziativa sono gli stessi che quasi ogni pomeriggio si alternano al campetto dell’ oratorio per giocare al pallone, vestendo le magliette della Roma e della Lazio. Il parroco, don Nunzio Currao, al momento della preghiera ha voluto ricordare Ciro e ha recitato una preghiera alla Madonna seguito da tutti i presenti. «Sono andato in ospedale a visitare questo povero ragazzo ferito», ha detto il parroco, che è anche cappellano all’ospedale. Don Nunzio ha aggiunto di aver trovato Ciro “con gli occhi aperti, un mezzo sorriso”. «Questo mi ha rincuorato molto, ma le condizioni restano molto gravi. Ho abbracciato i suoi genitori e ho promesso loro che stasera i bambini della San Filippo Neri avrebbero pregato per lui». Alla faccia di carogne, pazzi, mitomani e sciacalli vari.