Grillini a caccia di leader: spunta Jacopo Fo, il figlio d’arte che amava Di Pietro e difendeva Sofri

Ci mancavano solo i “figli di” nel Movimento 5 Stelle. Dopo la discesa in campo del rampollo di Casaleggio, si schiera armi e bagagli con i pentastellati anche Jacopo Fo, figlio unico del premio Nobel e di Franca Rame. Nel suo blog ospitato dall’edizione on line de il Fatto quotidiano Jacopo ha scritto un post dal titolo eloquente: «Onore al Movimento 5 Stelle». L’incipit è chiarificatore: «Perché dobbiamo ringraziare Grillo». L’arruolamento del figlio di Dario Fo è un “Mistero buffo” ma fino a un certo punto. Sulla soglia dei sessant’anni, il figlio di Dario Fo e dell’attrice morta un anno fa, si è costruito una solida carriera come umorista, asceta, praticante di discipline orientali e gestore di un villaggio turistico alternativo. La “Libera università di Alcatraz”, nata come piccola azienda agricola equa e solidale, diventata una piccola realtà industriale. Nei boschi vicino Gubbio, la tenuta si estende per ben 400 ettari. Tanto per avere idea, due volte l’estensione di Villa Pamphili, il più grande parco della Capitale. Qui, dal 1981, si tengono lezioni con l’intento di «diffondere la cultura della pace, della cultura e dell’ecologia», con vitto realizzato con prodotti biologici, alloggio ecosostenibile e la possibilità per i clienti di pagare con tutti i tipi di carte di credito. Un bel business, per il poliedrico figlio di Dario che ha esordito con il libro Come fare il comunismo senza farsi male e ha raggiunto il successo con il manuale, diventato spettacolo teatrale, Lo Zen e l’arte di scopare. Jacopo non è nuovo a questi innamoramenti politici. Alla fine degli anni 90 aveva preso un’altra sbandata. «Viviamo sul pianeta degli stupidi, e l’ Italia, anche per i suoi politici, ne è un grande esempio. Chi si salva? Solo Di Pietro». L’ex pm, che con la sua furia giustizialista aveva scaldato l’animo di Fo. Peccato, però, che quando si sia parlato del delitto Calabresi, Fo sia diventato di punto in bianco più garantista di Ghedini. Anche la passione per le toghe e per i magistrati si è attenuata di colpo. Tanto da portarlo a una protesta molto folcloristica: una maratona di disegni realizzati no-stop in piazza, per chiedere la scarcerazione di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Quando si tratta di “compagni”, tutti i principi di legalità e di giustizia predicati fino a quel momento vanno a farsi benedire. Anzi, per dirla con il lessico grillino: rimediano un sonoro “vaffa”.