La Russa e Matteoli contro il ministro: non è vero, la trattativa c’è stata sotto gli occhi di tutti

Dal fronte dell’opposizione di centrodestra accese critiche sono piovute sulle autorità di polizia e su chi le ha dirette, soprattutto in occasione della trattativa con i gruppi organizzati dei tifosi. «Il tema della violenza negli stadi, così come oggi viene affrontato – dichiara al “Secolo” Ignazio La Russa, deputato e presidente di Fratelli d’Italia, ex ministro della Difesa nonché tifoso interista – non fa che creare solidarietà fra i violenti, che sono una percentuale modesta rispetto alla stragrande maggioranza dei tifosi. Occorre invece cambiare il rapporto fra società, politica e curva. Io ho proposto più volte di invertire la tendenza, isolare solamente i violenti, trattare bene gli altri che seguono in trasferta i propri giocatori, creare una sorta di ospitalità da parte della squadra di casa che si prende cura dei tifosi della parte avversa. Se avviene ciò, allora è giusto punire severamente chi assume comportamenti violenti, chi infrange le regole. Ma, ripeto, la curva non può essere criminalizzata in toto. I media purtroppo non fanno distinzione ma nelle curve ci sono anche le famiglie e i violenti sono una esigua minoranza anche se spesso riescono ad imporre la loro volontà. Quel che mi ha scandalizzato – insiste La Russa – è stata la trattativa con le forze di polizia, perché è ovvio che ci sia stata, non si spiegano altrimenti i 45 minuti di ritardo con cui è cominciata la partita. E c’è stato un altro episodio che mi ha colpito e che nessuno ha messo in risalto: i fischi all’Inno nazionale. Si fanno tante polemiche sui cori pseudorazzisti e non si prendono provvedimenti per le offese all’Inno nazionale?».
Dello stesso avviso Altero Matteoli, senatore di Forza Italia, ex ministro dei Trasporti e dell’Ambiente, nonché tifoso juventino, che ci dichiara: «È stata una vergogna che, alla presenza del presidente del Consiglio e delle massime autorità, ci sia stata una trattativa con le frange violente dei tifosi: l’abbiamo vista tutti, i 65 mila spettatori presenti e tutte le televisioni, comprese quelle estere. Tutti si sono resi conto che la partita era appesa a un paio di mascalzoni con una maglia che inneggiava alla libertà per un assassino. A mio avviso, due sono stati gli scandali. Il primo, che un tifoso noto alla cronache girasse armato di pistola; il secondo, che tutto il mondo abbia assistito alla trattativa. La verità – conclude Matteoli – è che nei confronti del calcio la debolezza dello Stato è inaccettabile. Quanto al Diaspo fino a dieci anni, può funzionare se ci sono i controlli. Ma il vigile del fuoco ferito allo stadio da un fumogeno è la dimostrazione che si fanno le norme ma non i controlli».