Festeggiamo le mamme con il pensiero rivolto al dramma delle liceali rapite in Nigeria

Una festa della mamma con il pensiero rivolto al dramma delle madri delle liceali nigeriane rapite dal gruppo integralista. Un dramma ormai conosciuto in tutto il mondo grazie agli appelli di solidarietà che da giorni circolano sui social network cui ieri si è unita anche la preghiera di Papa Francesco affinché le ragazze vengano restituite alle loro famiglie. In prima fila per sensibilizzare l’opinione pubblica anche Michelle Obama che da madre ha detto di vedere le proprie figlie nel triste destino delle oltre duecento ragazze sequestrate.

E c’è voluto il sequestro-choc di quasi 300 studentesse, tutte bambine e adolescenti portate via con la forza lo scorso 14 aprile da una scuola nel nord della Nigeria, per far aprire all’improvviso gli occhi alla comunità internazionale sulle sevizie e gli stupri, sugli omicidi di massa, sulla “guerra santa” degli integralisti islamici Boko Haram che dal 2009 stanno insanguinando il nord-est del Paese senza che il governo centrale vada oltre i proclami e l’invio di esigue unità dell’esercito. Boko Haram significa proprio “l’educazione occidentale è peccato” ed è questo uno degli slogan più urlati durante i massacri, i saccheggi, le violenze bestiali compiute per costringere la popolazione inerme (cristiani o musulmani moderati senza alcuna distinzione) a sottostare alla legge islamica (la Sharia). Nello stato di Borno, dove le studentesse sono state fatte sparire nella giungla, il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha da oltre un anno proclamato lo stato d’emergenza. Come nell’Adamawa e nello Yobe. Ma nel Borno la situazione non ha fatto altro che peggiorare: se nella Nigeria l’alfabetizzazione degli adulti è più o meno del 57%, in questo Stato periferico, poverissimo e alla mercè di bande armate, non arriva neanche al 15%. Perché i Boko Haram sono disposti a qualunque efferatezza pur di raggiungere il loro scopo: studenti (anche maschi) bloccati in aule poi date alle fiamme, dormitori di collegi disseminati di cadaveri e di mutilati, edifici scolastici minati e fatti saltare in aria. L’attuale capo di Boko Haram è peraltro chiarissimo. “Mi piace ammazzare chiunque Allah mi chieda di ammazzare – ha farneticato in un video Abubakar Muhammad Shekau – Mi piace, come mi piace ammazzare polli e montoni”. E in un altro: “La scuola occidentale è proibita dalla religione, l’università è proibita. Non andate all’università, bastardi! E le donne stiano a casa, se ne troveremo a studiare le prenderemo e le venderemo al mercato”.

Sempre più osservatori sono convinti che l’organizzazione sia legata ai terroristi di al Qaida e ipotizzano periodi di addestramento in Algeria e Somalia. Sulla testa di Shekau c’è una taglia di sette milioni di dollari. Ma il numero delle persone uccise è in continua ascesa: da centinaia sono diventate migliaia e le efferatezze compiute dai Boko Haram sono talmente spaventose da aver spinto gruppi integralisti minori a prendere (cautamente) le distanze. Perciò i fanatici nigeriani puntano ora ad esportare la loro violenza distruttiva nei Paesi confinanti. Non a caso Shekao, a proposito delle liceali rapite, ha ululato che saranno “vendute come schiave” o costrette a sposarsi in Ciad e in Camerun. Paesi che a loro volta confinano con altre polveriere: Niger, Repubblica Centrafricana e Congo in prima fila.

Una giornata di festa per le mamme, quindi, ma anche di riflessione sulle conseguenze del fanatismo religioso che finisce inevitabilmente con il colpire la libertà della persona ma anche la sua dignità e il diritto degli esseri umani a pensare e a scegliere, e il diritto delle donne a non restare confinate a casa da culture retrograde e anacronistiche.