Euroscettici in movimento a Bruxelles: Salvini vede Le Pen, Grillo pranza con Farage

Grandi manovre dei movimenti euroscettici in vista della formazione dei gruppi a Bruxelles. Il leader della Lega Matteo Salvini ha incontrato Marine Le Pen e l’avvicinamento tra le due formazioni ha creato di rimbalzo polemiche in Italia con gli ebrei romani, guidati da Riccardo Pacifici, che ritengono un’alleanza del genere pericolosa perché classificherebbe la Lega Nord nell’area dei partiti di estrema destra xenofoba. Un rilievo al quale Salvini ha replicato dicendosi orgoglioso dell’alleanza con il Fn di Le Pen. Quest’ultima a sua volta ha smentito di voler dare via libera nel gruppo di Bruxelles agli eletti di Alba dorata.

Ma c’è un ulteriore elemento da valutare: Salvini ha fatto sapere tramite twitter di aver a lungo parlato con Beppe Grillo, che si è recato anche lui a Bruxelles. I due si sono incontrati a Malpensa, e hanno preso lo stesso volo.  Sui contenuti nessuno dei due si è sbottonato ma è evidente che Salvini vuol far sapere di giocare una partita a tutto campo: un unico fronte di opposizione in Italia contro le politiche economiche di austerità e contro i “burocrati di Bruxelles”.

Grillo è intenzionato a dialogare con Nigel Farage, leader dell’Ukip e contrario a un’alleanza con la destra lepenista. Il capo dei Cinquestelle ha anche tranquillizzato i suoi seguaci circa l’ipotesi di una sua uscita di scena: “Il M5S è qui per restare!”, ha scritto, anche lui utilizzando twitter.

Intanto il 26-27 giugno si riunirà a Bruxelles il Consiglio Europeo per designare il nuovo presidente della Commissione europea. Il Ppe ha vinto le elezioni europee ma è tutt’altro che scontato che il suo candidato arrivi alla guida della Commissione: la corsa di Jean Claude Juncker alla testa dell’esecutivo europeo inizia ora, e per la meta non basta il sostegno accordato oggi da tutti i gruppi politici del Parlamento europeo. I leader Ue riuniti nel vertice informale di oggi prendono tempo, vogliono negoziare sul nome del candidato, e affidano al presidente dell’Ue Herman Van Rompuy il mandato per dialogare con i nuovi gruppi del Parlamento, che però non si formeranno prima del 24 giugno. E quindi il processo per scegliere il sostituto di Barroso potrebbe prendere più tempo del previsto. Quella di Juncker è una corsa a ostacoli e lo si capisce fin dall’ ‘endorsment’ della Merkel che suona più come un atto dovuto che come un sostegno realmente convinto a quell’ex premier lussemburghese che criticò aspramente le sue ricette a base di austerità prima di dimettersi dalla presidenza dell’Eurogruppo. C’è poi l’aperta opposizione del britannico David Cameron, che sta già arruolando altri leader per bloccare il candidato Ppe.