Europee, già al voto in Olanda e Gb: spaventano indecisi e astensionisti, crescono gli euroscettici

Elezioni europee al via: mentre in queste ore i numeri uno delle varie forze politiche in campo sferrano gli ultimi colpi di sciabola – più che di fioretto, stando alle ultime dichiarazioni reciproche – concludendo la campagna elettorale con la stoccata finale nelle varie piazze del Bel Paese, in Olanda e Gran Bretagna si sono già aperti i seggi. Nel primo caso, gli elettori sono chiamati a scegliere 751 deputati del Parlamento europeo per i prossimi cinque anni. Nel Regno Unito, invece, si vota per le elezioni europee e per le amministrative locali: verranno eletti 73 europarlamentari – il contingente britannico all’assemblea di Strasburgo – e rinnovati 161 consigli amministrativi locali in Inghilterra e 11 in Irlanda del Nord. A margine, al di qua e al di là degli steccati che segnano i confini e le differenze geo-politiche, il fluttuante popolo degli astensionisti e la nutrita fetta degli indecisi, ambìte conquiste dei leader in campo.
Così, mentre si intensificano gli sforzi propagandistici, a pochi metri dal traguardo la corsa per la conquista dello scettro europeo fissa i paletti del voto nei 28 Paesi dell’Ue, sviluppando l’agone elettorale in quattro giorni. E il timore è soprattutto uno: che il risultato delle urne veda i partiti degli euroscettici e populisti conseguire un traguardo storico in alcuni Stati chiave. Stando infatti alle ultime indagini sondaggistiche, a agli umori più che serpeggianti in Europa, per motivazioni e obiettivi diversi, dalla ricca Austria ai Paesi della compagine più duramente colpiti dalla recessione, come la Spagna e la Grecia, il rischio che si corree a Bruxelles è che in vista dell’appuntamento elettorale del 25 maggio l’Europa si trovi di fronte ad una veemente avanzata degli euroscettici, degli oppositori del progetto dell’unificazione. «Credo che a Bruxelles siano nel panico», rileva a tal proposito infatti Marine Le Pen, leader del Front National francese, che poi aggiunge: «Contro di noi hanno mobilitato tutto e tutti, politici ed editorialisti, industriali ed ecologisti. Ma ci hanno fatto un favore: così hanno trasformato le elezioni europee in un referendum sul Fn. Al Parlamento europeo – aggiunge la leader francese – andiamo per bloccarlo. Il mio gruppo si batterà per impedire ogni ulteriore allargamento dell’Europa, per respingere il trattato di commercio in discussione con gli Stati Uniti, per fermare le politiche di austerità». Poi sui competitor di casa nostra sentenzia senza remore: «Grillo? Credo però che debba fare ancora molta strada per essere davvero credibile. Sì, è contro l’euro e contro la corruzione dei politici, ma contestare non basta, bisogna anche proporre», chiosa lapidaria la Le Pen, riprendendo quello che è anche il giudizio del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che sull’ex comico movimentista tuona: «È grave cadere nell’errore di credere che il M5S possa migliorare la situazione. Grillo parla solo di distruzione».
Dunque la battaglia alla conquista anche dell’ultimo indeciso punta a rimarcare l’importanza del voto utile: quello che può mettere l’Italia nelle condizioni di avere davvero forza contrattuale in Europa. Quello che può rendere possibile una decisa inversione di tendenza delle politiche penalizzanti varate e sostenute a Bruxelles. Quello che può colmare le gravi lacune ad oggi esistenti, sia in materia di immigrazione che in ambito economico. E allora, «per quanto valgono, i sondaggi ci dicono che abbiamo superato il quorum», dichiara Guido Crosetto, candidato di Fratelli d’Italia-An. «Ma noi facciamo battaglia sui contenuti – quindi prosegue – l’ansia del quorum è determinante solo per quei partiti che esistono da anni e che sono in caduta libera». Dunque, meno interessato ai pronostici e più al cuore caldo della discussione elettorale, Crosetto conclude sinteticamente: «Vedo molti punti in comune con Salvini: abbiamo lo stesso giudizio nei confronti dell’Ue». Intanto, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, primi firmatari Ignazio La Russa e Giorgia Meloni, ha depositato alla Camera una proposta di legge costituzionale per abolire quelle modifiche legislative che hanno imposto all’Italia di accettare, supinamente, tutte le decisioni europee fin qui prese.