Esplode la crisi del commercio e del turismo: gli italiani consumano sempre meno

Morde la crisi nel settore del commercio e del turismo. Una difficoltà che perdura da anni e non sembra avere fine. Nei primi quattro mesi del 2014, secondo i dati forniti all’Osservatorio della Confesercenti, nei due settori hanno cessato l’attività 44.813 imprese: nello stesso periodo le nuove aperture nel commercio e nel turismo sono state 28.016, per un saldo finale negativo di 16.797 unità. Le vendite commerciali registrano una perdita secca di 1,8 miliardi. A crescere sono solo gli ambulanti. E’ il segno evidente di quel che l’Istat definisce condizione di “grave deprivazione” delle famiglie italiane. Ossia di una contrazione dei consumi, compresi quelli alimentari, dove la ricerca di prodotti meno costosi e di minor qualità sta dilagando. E’ il segno di una difficoltà persistente e di un impoverimento sostanziale delle famiglie italiane. Siamo ormai a livelli tra i più alti d’Europa. Molte famiglie che fino al 2011 avevano utilizzato i risparmi accumulati o avevano risparmiato meno (la propensione al risparmio è scesa dal 15,5% del 2007 al 12% del 2011) hanno ridotto i propri livelli di consumo nel 2012 per mantenere il loro standard. Quel che colpisce è il fatto che, nonostante l’ulteriore diminuzione della propensione al risparmio e il crescente indebitamento delle famiglie (nel 2012 le famiglie indebitate superano quota 7 per cento), i consumi sono diminuiti sensibilmente. L’indice di povertà si mantiene su livelli preoccupanti: siamo al 13,1 % contro una media europea che si attesta al 9,7%. Si tratta di una condizione strutturale. Le famiglie maggiormente esposte continuano ad essere quelle residenti nel Mezzogiorno, quelle che vivono in affitto, con figli minori, con disoccupati o in cui il principale percettore di reddito ha un basso livello professionale e di istruzione. Il rischio di persistenza nella povertà raggiunge il 33,5 % fra le famiglie monogenitoriali con figli minori. Nel Mezzogiorno è cinque volte più elevato che nel Nord, tre volte più elevato tra gli adulti sotto i 35 anni, due volte più elevato tra i disoccupati e gli inattivi. La crisi ha modificato sensibilmente la struttura del reddito familiare. Gran parte delle famiglie ha un solo percettore di reddito e diventa decisivo per il sostentamento di molti nuclei la pensione dei nonni. Nel contempo diminuiscono le risorse destinate alla spesa sociale. Effetto della contrazione delle politiche di welfare. Anche qui, con rilevante disparità tra Nord e Sud.