E i vandali No Tav diventano “fascisti”: a Chiamparino l’oscar della manipolazione

La sezione del Pd di Torino centro ha subito atti vandalici da parte dei No Tav. E fin qui, purtroppo, il fatto non fa ancora notizia, perché negli ultimi mesi numerose sedi del partito di Renzi sono state nel mirino dei teppisti dell’ultrasinistra. Non fa insomma più notizia la costante azione di intimidazione esercitata dagli estremisti spaccatutto contro istituzioni e forze politiche. L’episodio di violenza è stato condannato dal  candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. E anche qui il fatto non fa notizia, perché la dichiarazione proviene da uno dei massimi esponenti politici a livello regionale, che è stato peraltro sindaco della Città della Mole. Dove invece c’è la notizia, sconcertante, è nel fatto che Chiamparino ha definito «fascista» l’atto vandalico dei No Tav. Ecco per esteso la stupefacente dichiarazione dell’esponente dem: «Mi dispiace anche che nonostante l’escalation di atti vandalici e di attacchi verbali anche nelle piazze, non ci sia alcuna iniziativa da parte di intellettuali e pseudo-intellettuali che, pur sensibilissimi al tema della democrazia, non riescono a pronunciare l’unica parola che, ieri come oggi, definisce questi atti: sono atti fascisti». R0ba da non crederci. Se non siamo alla follia, poco ci manca. Sicuramente siamo alla manipolazione politico-ideologica più insulsa e più sfacciata. Gli ex “compagni” proprio non ce la fanno a pronunciare quella parola: “comunisti”. Con la declinazione che ne consegue: «vandalismo dell’estrema sinistra».

Il candidato del centrosinistra rivela così la sua  antica militanza nel vecchio Pci. E ci riporta a tempi in cui gli uomini di Botteghe Oscure (e i tanti giornalisti “militanti”) affibbiavano l’etichetta di “fascista” a qualsiasi evento negativo accadesse nel mondo politico. A quei tempi,  le Brigate rosse erano “sedicenti” e i pluriomicidi della P38 “compagni che sbagliano”. Chiamparino non è il solo, per la verità, a esercitare l’arte (chimiamola così) della manipolazione. Ancora oggi, sui media più diffusi, gli estremisti che incendiano i mezzi della polizia e devastano vetrine, bancomat e auto parcheggiate sono definiti “ragazzi”. Sappiamo come andò a finire trentacinque-quarant’anni fa. Speriamo solo di non dover assistere allo stesso, triste film nei prossimi mesi.