E Grillo si consola citando il mussoliniano Kipling

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova. Chissà se avrà ripensato al celebre aforisma di Agatha Christie, Beppe Grillo, nel momento in cui, a mo’ di commento all’inattesa disfatta elettorale patita dal suo M5S, postava sul blog “Se”, la famosissima poesia di Rudyard Kipling.
Ma che c’entra – direte voi – l’ex-comico genovese con la signora del romanzo giallo e con il poeta britannico di origini indiane? Niente, se non fosse che quest’ultimo era un ammiratore di Benito Mussolini. Talmente fervente da dedicargli inequivocabili parole di stima: “Sappiatelo amare – scrisse rivolgendosi agli italiani – questo vostro meraviglioso fratello, che protegge i vostri interessi ed il vostro avvenire. Vogliategli bene sempre, con un affetto ideale; pensate che per l’Italia, Egli è tutto”. Lirismo puro. In cambio, l’autore di “Se” era venerato dai falangisti spagnoli. È accertato che Josè Antonio Primo de Rivera, capo indiscusso dei fascisti iberici, usasse quella poesia come eccitante. Ne leggeva ampi brani prima di lanciarsi negli assalti contro gli odiati “rossi” al tempo della cruenta guerra civile.
Sì, ma la Christie? È presto detto: il primo indizio a carico di Grillo sono i pugni piantati sui fianchi e l’annesso “Italiani!” in similDuce che più stentoreo non si può; il secondo (la coincidenza) è l’essersi definito “oltre Hitler”, che del fascio fu (purtroppo) alleato ed, infine (la prova), il ricorso alla poesia di Kipling, cara ai camerati spagnoli, in chiave autoconsolatoria per la cocente sconfitta.
Grillo fascista, dunque? Non scherziamo. Un Masaniello e, per giunta, pure un po’ ignorante.