Droga, quel pasticciaccio brutto del governo criticato a 360 gradi…

Stavolta con la droga il governo l’ha fatta davvero grossa. E le reazioni bipartisan lo dimostrano. «La possibile scarcerazione di 10mila spacciatori non ci stupisce. Con la nuova legge sulle tossicodipendenze era chiaro a tutti che i piccoli spacciatori non sarebbero più entrati in carcere ed era facile immaginare che tale scelta sarebbe stata strumentalizzata non appena la Cassazione si fosse pronunciata a favore del ricalcolo della pena per un solo detenuto. Una situazione che non fa altro che abbassare ulteriormente la percezione del rischio dando di fatto l’idea che l’uso e la vendita di sostanze sia legalizzata». Lo sottolinea una nota della comunità di San Patrignano. «Eppure noi – viene ricordato – avevamo detto il nostro chiaro no ad ogni tipo di droga con la nostra manifestazione in piazza, a Roma. Siamo convinti che il carcere non sia la soluzione alla tossicodipendenza, ma coloro che torneranno in libertà sono spacciatori e non sono semplici consumatori. La Fini-Giovanardi ha infatti sempre punito la vendita di sostanze e non l’uso personale. Ora migliaia di famiglie si ritroveranno sotto casa gli stessi pusher che avevano rovinato i loro figli e sarà sempre più difficile determinare quando si tratta di piccolo spaccio, visto che nella maggior parte dei casi i pusher stanno ben attenti a circolare con piccole dosi di sostanze da vendere. Un messaggio diseducativo che incentiverà il consumo e la diffusione del piccolo spaccio come strumento ottimale per procurarsi denaro facile senza incorrere in grossi rischi. Questo a discapito in particolar modo dei nostri giovani, con tutte le conseguenze che l’uso di sostanze, senza distinzione come dice la nuova legge, comporta, dai disturbi psichici all’abbandono del percorso scolastico». Critiche anche dalla parte della magistratura, perché con le nuove norme sulle droghe leggere e sullo spaccio di lieve entità, per molti spacciatori abituali si apriranno le porte delle carceri italiane, con conseguenze preoccupanti. È l’opinione del procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, interpellato per un parere sugli effetti della recente sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto rivivere la vecchia legge sulla droga, di una recentissima sentenza della Cassazione che consente di abbassare le pene inflitte e passate in giudicato a chi è stato condannato e di una recente legge che ha modificato la pena per lo spaccio lieve. «Noi operatori del settore penale – ha detto Giovannini, coordinatore del gruppo del pool criminalità comune e che da anni segue l’argomento – viviamo in questa materia un momento di oggettiva difficoltà interpretativa. Le sentenze e leggi ovviamente vanno applicate, tuttavia non si possono sottacere le loro conseguenze sul piano pratico». E cioè che, «in estrema sintesi, quando la recente legge entrerà in vigore, essendo stata abbassata la pena massima per il cosiddetto spaccio lieve, in pratica quello su strada, che tanto affligge tutte le città, Bologna compresa, non sarà più possibile applicare il carcere, al massimo si potrà mettere il soggetto agli arresti domiciliari». Per Mariastella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera, «la sentenza con cui la Cassazione chiede il ricalcolo della pena per i piccoli spacciatori è una sconfitta per tutti: per chi spaccia e si droga, per le loro famiglie e per la società. La motivazione che in questo modo si alleggerisce la popolazione carceraria e si evitano le sanzioni dell’Unione europea aggiunge un tocco di macabra ipocrisia. La droga è un male – aggiunge – e l’idea di distinguere fra un male minore e uno maggiore è quanto di più dannoso possa fare la giurisprudenza. A chi giova rimettere in libertà 3-4 mila piccoli spacciatori? La depenalizzazione avrebbe avuto un senso nel caso fossero state allestite strutture alternative al carcere con finalità pedagogiche e rieducative. Dalla sentenza della Cassazione viene in ogni caso la sconfitta per tutti e soprattutto per una generazione lasciata senza valori di riferimento. La politica non può esimersi ora dal trovare soluzioni alternative. Il problema non è come condannare la droga ma come salvare chi la usa e riguadagnarlo alla società».