Dopo la disperazione l’ira della madre del tifoso ferito: «Sono arrabbiatissima, mio figlio è in arresto»

È riuscito l’intervento di chirurgia vertebrale su Ciro Esposito, il trentenne tifoso napoletano ferito sabato da un colpo di pistola esploso da un ultrà della Roma prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli. E al policlinico Gemelli, dove il ragazzo è stato sottoposto a una delicata operazione di chirurgia vertebrale durata oltre otto ore, si respira un clima di cauto ottimismo, anche se l’equipe dei medici che ha affrontato la situazione in sala operatoria, coordinata dal professor Francesco Tamburrelli, si è riservata di valutare nei prossimi giorni l’impatto dell’intervento di riparazione delle lesioni causate dallo sparo. Intanto Ciro Esposito ha trascorso una notte stabile, con un decorso post operatorio regolare. Quello registrato nelle ultime 24 ore, dunque, è solo il primo piccolo, ma importantissimo passo lungo la strada del graduale miglioramento clinico, considerato che il tifoso ferito è arrivato all’ospedale romano, dove è stato ricoverato d’urgenza in sala rianimazione, in condizioni disperate. Il giovane, infatti, era in grave pericolo di vita dopo che il proiettile, estratto in un primo drammatico momento all’ospedale Villa San Pietro, aveva trapassato il polmone e si era fermato alla colonna vertebrale.
Ore convulse e drammatiche, quelle di sabato sera, che alla preoccupazione hanno aggiunto dolore e rabbia tra i parenti di Ciro Esposito, che si sono ritrovati anche nell’assurda condizione di dover difendere il congiunto dalle voci che ritraevano la vittima dell’aggressione come un ragazzo difficile per il solo fatto di essere nato e cresciuto a Scampia, e di essersi ritrovato in quel tragico pomeriggio romano, tra le fila di tifoserie estreme. «È un ragazzo perbene che lavora dalla mattina alla sera in un autolavaggio. Non è un ultrà. Vive con me, mia moglie e due fratelli», si è affrettato a dichiarare Giovanni Esposito, il cinquantaduenne padre del ragazzo. «Non ha mai avuto una denuncia», ha ribadito anche uno zio, che poi ha anche aggiunto: «Certo, il quartiere dove è nato e cresciuto ha decisamente una brutta nomea, ma chi è bravo si salva da sé. Lui lavora in un’azienda familiare e si occupa di lavaggio auto. È una persona che lavora dalla 8 di mattina alle 8 di sera». L’ultima parola, naturalmente, è spettata alla mamma, Antonella Leardi: «È un ragazzo eccezionale, un lavoratore. È stato vittima di un agguato. Siamo gente onesta di Scampia e siamo fieri di esserlo». Poi, nonostante l’angoscia, la preoccupazione, la rabbia per quanto accaduto, è persino riuscita a dare una lezione di generosità d’animo dichiarando proprio in queste ore di non odiare l’aggressore di suo figlio: «Ha fatto una mostruosità. Nel mio cuore l’ho già perdonato, anche se non riesco a capire quello che ha fatto».
Poi, un nuovo capovolgimento di fronte: gli abbracci, i sorrisi, le lacrime di gioia, si sono trasformate in queste ore in sconcerto e sdegno. «Solo ora – ha dichiarato la mamma del tifoso ferito – ho saputo che mio figlio, al quale hanno sparato, si trova in stato di arresto e viene trattato come un delinquente. Sono arrabbiatissima. Domenica pensavo che tutta quella polizia fosse lì per proteggerlo, e invece no. Se qualcuno ha un po’ di cuore – ha quindi concluso la donna – ci mandasse un avvocato per tutelarlo, perché noi non abbiamo la possibilità economica di farlo». Un misto di disperazione e coraggio travolge questa famiglia partenopea catapultata nel giro di neanche tre giorni in un incubo senza fine. Un buio rischiarato dalla luce di una fede che ha addirittura portato i famigliari di Ciro Esposito a invocare il miracolo per quel ragazzo: «San Gennaro ha sciolto il sangue – ha gridato di gioia un parente di Ciro – ha salvato mio nipote». Un entusiasmo mitigato dalle ultime, più prudenti dichiarazioni di Antonella Leardi che poi, relativamente allo stato di salute del figlio, ha fatto sapere: «I medici sono stati chiari: mi hanno detto che malgrado il miglioramento, la sua situazione è ancora molto complicata».