Dopo il voto ci sarà un “Trattato di Yalta all’italiana” per salvare il Paese dal caos

All’esito del voto di domenica prossima potremmo assistere a un Trattato di Yalta all’italiana. Nel febbraio del 1945, durante la Seconda guerra mondiale, si riunirono nella città della Crimea i leader di Inghilterra, Stati Uniti e Urss per concordare il prosieguo del conflitto. Churchill, Roosevelt e Stalin, pur avendo posizioni distanti ed essendo in guerra tra loro, decisero di fare fronte comune contro Hitler e il Nazismo, concordarono un’alleanza anomala per vincere la guerra, dividersi l’Europa con l’Ovest sotto l’influenza anglo-americana e l’Est assegnato all’Urss e dar vita alle Nazioni Unite nel tentativo di creare un organismo sovranazionale e planetario dove dirimere i futuri conflitti.

Lunedì prossimo i risultati elettorali con una possibile ascesa di Beppe Grillo potrebbero costringere i partiti responsabili ad allearsi contro il pericoloso avversario comune, pronto a smantellare la stabilità del sistema e a far partire i tribunali del popolo contro la classe dirigente del paese. Al posto dei tre statisti avremmo tre politici nostrani e al posto dell’Europa ci sarebbe l’Italia.

Se davvero ci fosse il boom dei Cinquestelle potremmo assistere al crollo della Borsa di Milano, l’impennata dello spread e l’aumento dei tassi che famiglie e aziende pagano per mutui e finanziamenti. A quel punto Renzi, Berlusconi e Alfano non avrebbero altra strada che sedersi attorno ad un tavolo per stilare un trattato che salvi l’Italia dal caos. A pensarci adesso sembra impossibile perché Renzi fa il prezioso col Cavaliere e Alfano è inviso a Palazzo Grazioli, ma da lunedì tutto potrebbe cambiare. I tre protagonisti della “Yalta italiana” per mettere in sicurezza il sistema avrebbero due strade. La prima è il voto ad ottobre con la legge vigente (il proporzionale venuto fuori dal restyling che la Corte Costituzionale ha fatto al Porcellum) e successive larghe intese legittimate dal passaggio elettorale, la seconda è la ricostruzione dell’alleanza che aveva sostenuto Enrico Letta facendo entrare Forza Italia al governo senza ricorrere alle urne. Se dal voto di domenica emergerà un tripolarsimo paralizzante sarà inevitabile l’accordo tra Renzi e Berlusconi, al quale deve aggiungersi Alfano, per governare l’Italia il tempo necessario affinché si plachi la spinta populista ed antieuropea.

Chi pensa che sfasciando il paese ed isolandolo dall’Ue i cittadini ci guadagnano mente sapendo di mentire, perché senza un governo stabile e un forte ancoraggio comunitario (pur chiedendo un’Unione più politica e meno burocratica, più dedita allo sviluppo e meno al rigore) l’Italia rischia di finire come l’Argentina del default economico. L’eventuale vittoria di Grillo potrebbe quindi portare ad un risultato opposto a quel che si pensa. Ad un accordo tra avversari per salvare il paese dallo sfascio.