Chi maledice l’euro non è un populista. E solo la destra può capire la sua rabbia

La si finisca con il disprezzare in modo snob chi maledice l’euro. Guardiamo in faccia alla realtà: esiste ancora qualcuno che ha  il coraggio di ripetere le parole entusiaste pronunciate da Prodi quando l’Italia (nel peggiore dei modi) lasciò la lira per la moneta unica? Non è populismo dire che l’esperienza è stata fallimentare. Non è da irresponsabili affermare che qualcosa va cambiato per non costringere gli italiani a nuovi e insopportabili sacrifici. Non è follia mettere sul banco degli imputati una moneta che sa di ghigliottina. Fra poco si vota per le elezioni europee e quindi o se ne parla adesso o non se ne parla più. E bisogna farlo senza ambiguità. Il punto cruciale non è l’uscita dall’euro, che avrebbe comunque conseguenze pesanti, ma correggere gli errori commessi dal centrosinistra, ridefinendo la situazione, trovando soluzioni e soprattutto evitando di essere passivi, di restare immobili, di inginocchiarsi davanti alla Merkel nella speranza di avere un’elemosina. Il nostro Paese deve ritrovare la sua dignità, quella dignità persa con l’accettazione dello stato di sudditanza nei confronti della Germania, una sudditanza che ha fatto comodo ai vari Monti, Letta e Renzi ma che ha piegato in due gli italiani, costringendoli a versare molte lacrime e tanto sangue. Tocca al centrodestra lo scatto d’orgoglio, perché dall’altra parte – a partire dal Pd per finire con Scelta civica – sono troppo compromessi. E lo scatto d’orgoglio dev’essere di alta politica evitando la tentazione di mettersi sulla scia di Beppe Grillo, perché è bene distinguere e far capire la differenza tra chi urla e chi non arretra di un centimetro di fronte alle esigenze della gente comune. I numeri parlano chiaro: in Italia cresce la diffidenza verso Bruxelles. Nel nostro Paese, negli ultimi anni è calata nettamente la fiducia nei confronti delle istituzioni dell’Unione europea, nella sua capacità di risolvere i problemi e ascoltare i cittadini. E soprattutto circa il 44%, caso unico in Europa, vorrebbe abbandonare l’Euro e ritornare alla lira. Tutto questo è emerso da un grosso studio, circa 36 pagine di grafici e cifre a cura del centro di ricerche indipendente Pew Research che ha raccolto oltre settemila interviste tra il 17 marzo e il 9 aprile in sette paesi europei. Il dato deve far riflettere, perché è troppo facile parlare di disfattismo e di deriva estremistica. Chi ha la maturità di agire lo faccia. Perché un cambio di rotta è necessario, al di là della sfida tra i pro-euro e i no-euro.