Caso Geithner, Berlusconi: «È gravissimo il silenzio delle alte cariche dello Stato». Gli azzurri contro D’Alema

«Il complotto è una notizia gravissima che conferma quanto dico da diverso tempo e osservo che il Capo dello Stato, i presidenti del Senato e della Camera, il presidente del Consiglio ieri non hanno ritenuto di fare alcuna dichiarazione». Silvio Berlusconi è un fiume in piena nel commentare le parole del ministro Usa Geithner a Unomattina. Nel rievocare le settimane tumultuose che precedettero le sue dimissioni l’ex premier racconta che nell’ultimo Consiglio Ue a cui partecipò, «la Merkel mi disse: “Io so che tu non mi saluterai più”». E poi ancora: «La politica di rigore imposta dagli eurocrati di Berlino e Bruxelles ci ha portato in queste condizioni», con nessuna crescita e alta disoccupazione. «Si è trattato – continua il Cavaliere – di una violazione delle regole democratiche e di un attacco alla sovranità di questo Paese». E poi va all’attacco: la formazione del governo Monti fu “un colpo di Stato” nei confronti di chi «non consentiva alla Germania e alla Francia di portare avanti le loro decisioni sulla politica economica». Un «colpo di stato che si è avuto qui, con la messa in campo di un governo che i cittadini non avevano eletto. Era una menzogna il fatto che il Paese fosse sull’orlo del baratro, che non ci fossero i soldi per pagare gli impiegati pubblici e i pensionati. Fu messa in giro tutta questa storia che era contro il premier Berlusconi che difendeva gli interessi nazionali contro certe proposte che facevano comodo ad altri Stati, come poi si è visto perché chi successe a me si è inchinato a queste proposte». Berlusconi poi per avvalorare le parole di Geithner, ricorda come, nell’estate del 2011 la «bufera dello spread fu fondamentale». Al G20 di Cannes «già circolava la voce che io non sarei stato più presidente del Consiglio una settimana dopo, tanto che Zapatero mi disse “ma perché ti dimetti e lasci il posto a Monti?”». La vicenda del complotto continua ad infiammare il dibattito politico e da Forza Italia si sollecita una commissione d’inchiesta. Ma ciò che emerge agli occhi di tutti è il silenzio assordante delle istituzioni. Maurizio Gasparri si chiede: «Ma al Quirinale li leggono i giornali? Il presidente della Repubblica deve garantire la libertà della nostra Nazione. C’è stato o no un complotto europeo con sponde in varie parti del mondo?». Per il vicepresidente del Senato «si esterna e si parla su ogni argomento. Possibile – osserva il senatore di FI – che si taccia su una questione così rilevante, che è stata portata all’esame del Presidente Usa, Obama? E quegli stessi vertici dell’Ue, se hanno contattato l’America, hanno contattato anche l’Italia? Con chi hanno parlato?». Renato Brunetta, dal canto suo, annuncia di aver presentato «un’interpellanza urgente a Matteo Renzi» e di aver scritto «una lettera al presidente della Repubblica per esigere chiarezza e trasparenza in merito a una vicenda di una gravità inaudita che ha messo a repentaglio la nostra Costituzione e la sovranità nazionale dell’Italia». Il leader de La Destra, Francesco Storace vuole i nomi di chi «pretese di chiudere i rubinetti finanziari fino alle dimissioni dell’allora premier» ed elogia Alessandra Mussolini per aver scritto in un tweet: «Forza Italia non aderisca a Ppe se non saltano fuori nomi funzionari europei e referenti italiani prima del voto». Ma come da copione contrario al “golpe” è Massimo D’Alema: «Nessun complotto contro Berlusconi, è venuta meno la sua maggioranza». E lo stesso dice Gianfranco Fini, intervistato da Repubblica. Le affermazioni di D’Alema sono state criticate da numerosi esponenti azzurri. «Ogni volta che ne ha occasione D’Alema non perde il vizio di attaccare Berlusconi e oggi, nella sua “dotta” analisi politica, afferma con una certezza forse troppo granitica. Del resto ognuno fa il suo mestiere e D’Alema ha scelto quello di portabandiera dell’antiberlusconismo». Critico anche Altero Matteoli: «D’Alema, che è stato maestro di manovre di palazzo, sa bene che non servivano i carri armati nel 2011 per far dimettere il governo. Sono state sufficienti le manovre sollecitate dai suoi amici e ordite in combutta, e senza provare ribrezzo o schifo alcuno, con chi proveniva dalla destra per sostituire Berlusconi mai sfiduciato in Parlamento con un tecnico e poi con altri due governi, Letta e Renzi, non scelti dagli italiani».