Caso Alpi, dal dossier desecretato emerge lo scontro Sisde-Sismi sul ruolo di Marocchino

Nella vicenda Alpi-Hrovatin c’è un nome che ricorre fin da subito nelle informative dei servizi segreti: Giancarlo Marocchino. L’uomo dei misteri. Che, va detto fin da subito, entra come parte offesa nel processo sulla morte dei due reporter, vittima delle calunnie del pentito Giampiero Sebri, condannato nel 2007 a tre anni di reclusione per diffamazione. Le carte desecretate, però, tratteggiano un profilo alquanto inquietante di Marocchino. Tanto che il Sisde lo indicò come uno dei possibili mandanti dell’omicidio. Scontrandosi, su questo punto e a più riprese, con i ‘cugini’ del Sismi. Il Sisde (in particolare il Centro Roma 1 dell’allora servizio segreto “civile”) può infatti contare su una fonte “che dal febbraio 1993 fornisce contributi di spessore significativo, prevalentemente orientati verso la situazione politico-militare nel Corno d’Africa”. Fonte che, già due giorni dopo l’omicidio, inizia a fornire spunti alla base. A ricostruire le fasi salienti è un rapporto interno del Sisde del febbraio 1996 indirizzato al direttore della divisione controterrorismo. La ‘gola profonda’, in particolare, verso la fine del 1994 indica Marocchino e Elio Sommavilla come possibili “mandanti o mediatori dei mandanti” del duplice omicidio. Sommavilla, recita il rapporto, compare già in un fax del Sismi (gli allora 007 militari) del febbraio del 1993 in cui si parlava di armi inviate al generale Aidid – pure indicato nelle carte desecretate con un possibile mandante dei sicari – attraverso il “Centro Formazione Europea Agraria” di Bologna. Il Sisde trasmette tutto al Sismi – imputando l’informativa a “generiche fonti fiduciarie”, proteggendo dunque gola profonda – che però non conferma. Ma il Sisde va vanti. Marocchino, dice la fonte, ha approntato in Somalia “un’officina per l’assemblaggio di armi pesanti” e vuole acquistare molti beni “saccheggiati dai miliziani” da rivendere, grazie all’aiuto di italiani residenti a Napoli, Brindisi e Bari e di un somalo di nome Awale, in cambio di armi, munizioni e droga. Di più, Marocchino sarebbe pure coinvolto nel progetto di cooperazione tra Italia e Somalia Somib, schermo di copertura per contrabbandare armi in Somalia. In entrambi i casi a beneficarne sarebbe il clan Habarghidir-Saad. Il Sismi, di nuovo, non conferma: né l’esistenza del progetto Somib né l’implicazione di Marocchino, ma si dice comunque a conoscenza di un traffico d’armi dall’Italia verso la Somalia. Detto questo, in un fax dell’aprile del 1995 il Sismi comunicava di aver appreso che nel traffico d’armi gestito da Marocchino risultavano coinvolti l’italiano Giovanni Polvani e il somalo Mohamed Qareb Hussein, responsabile militare dei Fratelli Mussulmani in Somalia. Per il trasporto delle armi verrebbe usata la motonave “21 ottobre” della Somalfish. Ovvero quella che la fonte del Sisde fin da subito aveva messo in relazione diretta all’omicidio Alpi-Hrovatin, poiché probabile oggetto del reportage a Bossaso. L’uomo di fiducia del Sisde, di contro, definisce Polvani come persona “stimata e onesta”. Insomma, il contrasto non potrebbe essere maggiore. In ultimo, ‘gola profonda’ avverte il Sisde di rischi di attentati nei confronti dei parlamentari della commissione d’inchiesta sulla Cooperazione che avrebbero dovuto allora recarsi a Mogadiscio proprio per interrogare Marocchino. Poco prima della visita programmata, d’altra parte, lo stesso Marocchino è vittima di un attentato in cui viene ferito (compiuto, stando alla fonte, proprio dai miliziani del clan Habarghidir che vogliono impedire l’incontro). La visita della Commissione viene rimandata. Sullo sfondo, però, l’ombra di un ulteriore contrasto. L’informativa, se rivelata, rischiava di poter essere oggetto di “strumentalizzazioni”. Il dossier si chiude infatti con la menzione a una serata del Maurizio Costanzo Show in cui membri della Commissione avevano sollevato dei dubbi sui rischi reali della loro missione e che il tutto sarebbe stato “architettato” dal Sismi per poter interrogare Marocchino senza parlamentari tra i piedi. Gli atti desecretati dal governo saranno trasmessi la settimana prossima alla Procura di Roma dove pende il procedimento bis sul duplice omicidio avvenuto a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Si tratta, è stato fatto notare, di atti quasi tutti conosciuti dalla magistratura essendo in gran parte costituiti dai lavori della commissione parlamentare di inchiesta che fu presieduta da Carlo Taormina. Fatti già esaminati non solo dalla Procura di Roma nel corso della prima inchiesta giudiziaria, ma anche da procure di altre città come quelle di Asti, Latina, Milano e Torre Annunziata che, a vario titolo, si sono imbattute nell’inchiesta. Ma nessun elemento concreto è poi emerso, vista anche l’impossibilità per le nostre autorità giudiziarie di relazionarsi con fonti istituzionali somale.