Calano export e investimenti: nonostante la fiducia del governo la ripresa stenta ad arrivare

Sul fronte della ripresa, che non c’è, ancora due dati negativi che raffreddano l’ottimismo del governo: l’export e gli investimenti. Le esportazioni italiane continuano a soffrire nel confronto mese su mese, con a marzo un calo congiunturale, il terzo consecutivo, dello 0,8%. Lo rileva l’Istat, che comunque sottolinea la tenuta delle vendite su base annua, in aumento dell’1,2%, grazie alla “forte espansione” dell’export nell’area Ue, che così torna a fare da traino. Basti pensare all’impennata registrata verso la Spagna (+10,9%). Mentre perde punti il fronte extra-Ue, tra cui c’è anche il ribasso del 13,9% della Russia. Si salva anche il primo trimestre dell’anno, che segna un rialzo congiunturale dello 0,3%. Guardando alla bilancia commerciale, a marzo risulta positiva per 3,9 miliardi di euro, in miglioramento rispetto allo scorso anno (quando l’avanzo si fermava a 3,1 miliardi). Un surplus che si spiega con il rallentamento delle importazioni (-1,0% a livello congiunturale e -1,3% in termini tendenziali). Tornando all’esportazione, la crescita annua di marzo ha riguardato, in modo particolare, le vendite di autoveicoli (+19,8%), mentre una “notevole” riduzione ha colpito le vendite di prodotti petroliferi raffinati (-21,7%). Incrociando i dati si osserva – sottolinea l’Istat – come la crescita annua dell’export sia per il 60% frutto dell’aumento delle vendite di macchinari e apparecchi verso Stati Uniti e Paesi Eda (Economie Dinamiche dell’Asia) e di autoveicoli verso gli Stati Uniti.
L’altro dato negativo è il crollo degli investimenti nel Nord-Est. Fra il 2007 e il 2012 la spesa in conto capitale dei Comuni del Nord-Est, che contiene le uscite per gli investimenti, è diminuita del 33,8% (-1 miliardo di euro). Se nel Veneto la contrazione ha toccato il 43,6% (-566 milioni), in Friuli Venezia Giulia – secondo dati elaborati dalla Cgia di Mestre – la riduzione è stata pari al 44% (-272 milioni di euro). Per i Comuni delle due Province autonome di Trento e di Bolzano la dinamica è stata meno negativa: nel primo caso la riduzione è stata del 19,1% (-109 mln di euro), nel secondo caso del 13% (-68 mln). Di segno opposto, invece, sempre per il centro studi Cgia, è stato l’andamento della spesa corrente. Tra il 2007 e il 2012 la crescita è stata del 7,2%. Se a Trento e in Veneto l’aumento si è rivelato contenuto (rispettivamente +3,9% e +4,7%), in Friuli Venezia Giulia (+10,8%) e nella provincia autonoma di Bolzano (+18,4%) la dinamica delle spese correnti ha manifestato una evidente accelerazione. La spesa pubblica totale dei Comuni del Nord-Est (spesa corrente + spesa in conto capitale) ha subìto una riduzione del 4,2%. In Veneto la flessione si è attestata al -4,9%, in Friuli Venezia Giulia è stata del -6,1%, mentre nella provincia autonoma di Trento è stata ancor più accentuata (-7%). Solo a Bolzano si è registrato un risultato di segno opposto, pari a +5%.