Boko Haram rivendica il rapimento delle 200 liceali nigeriane: saranno schiave o vendute

Con un video di 57 minuti i ribelli integralisti islamici di Boko Haram hanno rivendicato il rapimento in Nigeria delle oltre 200 liceali avvenuto il 14 aprile. A parlare è stato il capo del gruppo estremista Abubakar Shekau: “Ho rapito le vostre figlie”, ha detto nel messaggio di rivendicazione. Le studentesse rapite in Nigeria saranno trattate come “schiave”, “vendute” o “sposate a forza”. “Ho rapito le vostre figlie, le venderò al mercato in nome di Allah” ha annunciato il capo dei ribelli Abubakar Shekau, mentre circolano notizie su oro possibile trasferimento delle 223 adolescenti in Ciad o Camerun dove sarebbero state vendute per 12 dollari ciascuna. Shekau, che dice di tenere “le persone come schiave”, dichiara di aver rapito le ragazze perché “l’educazione occidentale deve cessare” e che le ragazze “devono lasciare la scuola e essere date in sposa”. Il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, in un discorso trasmesso domenica alla radio e alla tv, aveva promesso che il suo governo libererà “certamente” le 223 studentesse e aveva invocato l’aiuto degli Usa.  “Il nostro Paese è sottoposto ad una grande prova, molto dolorosa”, ha detto Jonathan, chiedendo la collaborazione di genitori, forze di sicurezza e comunità locali per il rilascio delle ragazze rapite. Il presidente nigeriano ha poi chiesto aiuto a Barack Obama per risolvere l’emergenza sicurezza nel suo Paese, soprattutto per le violenze commesse da Boko Haram. “Parliamo a tutti i Paesi che speriamo ci aiutino, e gli Stati Uniti sono i primi. Ho già parlato due volte con il presidente Obama per risolvere i nostri problemi”, ha aggiunto, citando anche Francia, Regno Unito e Cina.

Nel maggio dello scorso anno il leader dell’organizzazione, Abubakar Shekau, in un video diffuso online aveva affermato che secondo la fede musulmana le donne catturate durante la guerra diventano automaticamente schiave obbligate ad avere rapporti sessuali con i loro “padroni”. Un’interpretazione brutale del rapporto uomo-donna contraddetta dal testo sacro dell’Islam.