Berlusconi: «Renzi? Una delusione, non durerà». Meloni: «Saremo la sorpresa di queste elezioni»

Ultime ore di sfide incrociate prima del silenzio elettorale. C’è chi sceglie la piazza, chi i velluti di un teatro, chi il porta a porta on the road, chi il tam tam sul web. Tutti a sparare le ultime cartucce per sedurre l’esercito dei delusi, intenzionati a disertare le urne. Silvio Berlusconi è ottimista sulla rimonta e spara a zero contro i due principali avversari. Reduce dal comizio al Palazzo dei Congressi all’Eur, continua a strattonare il governo: «Matteo Renzi è stato una delusione, il voto di domenica è di fatto un referendum sul terzo governo non eletto dagli elettori. Un esecutivo che non potrà durare. Si andrà a nuove elezioni». Un’ora e mezzo di intervento a ruota libera e poi le ultime interviste radiofoniche. «Il voto a Grillo è assolutamente pericoloso», insiste intervenendo a La Telefonata di Belpietro. «Dice le stesse cose che diceva Hitler nel 1933, vuole distruggere la democrazia». Stesso tono dai microfoni di Radio Montecarlo: «Se vincesse Grillo non posso immaginare cosa succederà, è una presenza inquietante, potranno succedere dei disordini inquietanti…». Poi un affondo ai partiti minori, «il voto per i piccoli è un voto buttato dalla finestra…».

Se un partito è piccolo lo decidono gli elettori: è il refrain di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, in crescita costante nei sondaggi, che ha scelto una campagna elettorale «vera», fatta di presenza sul territorio, banchetti, feste di piazza all’insegna della difesa dell’identità italiana (io voto iltaliano) e la voce grossa contro un’Europa asservita alla Germania e alle lobby finanziarie. «I toni sono alti perché le idee sono deboli. Io non faccio avanspettacolo, io faccio politica. Chi strilla, chi insulta, lo fa perché non ha idee», dice Giorgia Meloni, convinta che alle europee «saremo la vera sorpresa». L’ex ministro della Gioventù avverte Berlusconi che «la campagna contro i partitini rischia di essere controproducente per Forza Italia. I partiti eurocritici conteranno molto, mentre chi sta nel Pse e nel Ppe ha dimostrato in vent’anni di non essere in grado di influenzare alcun processo politico». Dopo la manifestazione a via del Corso con il gigantesco tricolore di mezzo chilometro e l’incontro al Salone delle Fontane all’Eur, oggi la leader di FdI-An sarà a Torino con Guido Crosetto, candidato alle europee e alla presidenza della Regione Piemonte. Nel resto d’Italia continua la campagna itinerante “Difendo ciò che amo” con il drappo tricolore sui monumenti simbolo del patrimonio artistico.

Tutta contro l’euro la campagna della Lega che vorrebbe sedurre il Sud nel tentativo di uscire dai confini padani. Pettorina arancione e caschetto giallo anti-infortuni: così Matteo Salvini si è presentato a piazza della Signoria a Firenze con lo slogan “Svendesi causa euro, rivolgersi Angela Merkel”. Si definisce un orgoglioso populista: «Siamo gli unici a non patire Grillo, la Germania è un nemico, lo spread è un inganno, la moneta unica un piede sul collo a chi lavora». Chiusura balneare per il Nuovo Centrodestra che dà appuntamento agli elettori sul litorale romano: Angelino Alfano e Betrice Lorenzin saranno allo stabilimento “Venezia” di Ostia.

Dopo il comizio di Piazza del Popolo, rovinato dalle contestazioni dei centri sociali, Matteo Renzi chiuderà nella sua Firenze per rosicchiare i consensi a Grillo che rischia di contendergli la pole position. All’ex comico consiglia di «sciacquarsi la bocca quando parla di Berlinguer». Grillo e Berlusconi – dice ad Agorà – hanno fallito entrambi. «Il primo ha mandato in Parlamento dei parlamentari che alla fine si sono rinchiusi sui tetti, a lui ho proposto le riforme e mi ha risposto con una pernacchia. Berlusconi ha fallito alla guida del Paese». Chiusura a piazza San Giovanni per Beppe Grillo che da giorni prepara il “bagno di folla” contro “l’ebetino” (Renzi): «È stato imbarazzante, a piazza del Popolo non c’era nessuno. Noi abbiamo già vinto – ha detto a Milano con Dario Fo al fianco – saremo cattivissimi, ma non abbiamo bisogno di vendetta».