Berlusconi non molla sul “complotto” e chiede una commissione d’inchiesta

“Le mie dimissioni da presidente del Consiglio nel 2011 sono state responsabili ma non sono state libere”. Torna sulla tesi del complotto, Silvio Berlusconi, ospite di Coffee break su La 7. Ma le sue parole suonano soprattutto come risposta diretta e contundente alla nota diramata il giorno prima dal Quirinale con la quale Napolitano aveva declinato ogni coinvolgimento della presidenza della Repubblica in merito alle pressioni effettuate da non meglio precisati “officials” (così li ha definiti nel suo libro l’ex-ministro del Tesoro Usa, Timothy Geithner, ridando fiato alla tesi della congiura) dell’Unione Europea per accelerare la caduta del Cavaliere. Berlusconi non ha dubbi e mette tutto insieme: la defezione di alcuni parlamentari eletti nel centrodestra, la nascita del Fli, il tentativo di Fini di cambiare la maggioranza e quindi la magistratura “che s’inventò cose incredibili contro di me” causandogli un grave danno d’immagine “in Italia, in Europa, nel mondo”. Infine, l’affondo contro la Germania, “su cui effettivamente pesava la mia presenza, essendo l’unico uomo che proveniva dalla trincea del lavoro e dell’impresa” mentre “gli altri erano o politici di professione o, per i Paesi dell’Est, sindacalisti della politica”. Quello dell’ex-premier non è uno sfogo ma l’annuncio di una battaglia politica già formalizzata già formalizzata dal capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta, attraverso la proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce su quei giorni concitati e terribili.
Com’era prevedibile, le parole di Berlusconi hanno acceso la miccia del dibattito politico: in una nota l’ex-ministro Mauro, oggi presidente dei Popolari per l’Italia, non chiude alla proposta forzista ma individua “nel nuovo parlamento europeo il luogo più indicato per fare chiarezza sulla vicenda”. Parla, invece, di un Berlusconi “irrecuperabile” Bruno Tabacci, capolista al Sud per Scelta Europea: “La storia del complotto è semplicemente ridicola. Nel 2001 lo spread era a 20. Nel 2011, quando si dimette, lo spread è a 575″. Più o meno la stessa tesi sostiene Matteo Ciolaninno, del Pd, che ricorda il crollo dei titoli, “quello di Mediaset compreso”, in Borsa. Più articolata la posizione di un altro Pd come Civati, il quale bolla come “ipocrita” il non riconoscere “che nel 2011 ci fu un lavoro politico dentro e fuori l’Italia” ma poi definisce “curiosa” la denuncia di golpe da parte di Berlusconi dal momento che lo stesso sta partecipando al tavolo delle riforme.