Audizione del pm Pomarici al Csm: «Boccassini non doveva indagare su Ruby»

Nuova puntata del caso Ruby e della guerra che si sta consumando all’interno della procura di Milano. È stata “anomala” l’assegnazione dell’indagine Ruby a Ilda Boccassini, capo della Dda di Milano. Lo ha sostenuto il pm Ferdinando Pomarici nella sua audizione davanti al Csm, spiegando di aver messo nero su bianco le sue critiche in una lettera al procuratore Bruti Liberati. Al procuratore Pomarici ha raccontato di aver scritto che l’indagine Ruby era «palesemente estranea» alle competenze della Dda. E ha riferito che in una successiva riunione alla procura di Milano ribadì le sue perplessità sulla scelta del procuratore. Il fascicolo Ruby è uno dei procedimenti su cui ha richiamato l’attenzione del Csm il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo che ha accusato Bruti Liberati di irregolarità nell’assegnazione di alcuni fascicoli, a danno del suo Dipartimento che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione. Ieri in un’audizione fiume che ha superato le tre ore è stata sentita anche Ilda Boccassini, responsabile della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo. La Boccassini ha escluso che ci sia stato nulla che sia andato fuori dalle regole nell’indagine che ha portato poi alla condanna di Silvio Berlusconi a sette anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione e prostituzione minorile. A convocare l’audizione era stata la Settima Commissione di Palazzo dei Marescialli, ma ad ascoltarla c’erano tanti consiglieri, anche quelli della Prima Commissione, che con i colleghi condividono la titolarità sull’esposto di Robledo e che invece avevano ritenuto superfluo ascoltarla.