Attrice porno per pagarsi gli studi: è la nuova, triste favola del capitalismo americano

La nuova eroina dell’american dream è una brunetta di 18 anni. Si chiama Belle Knox e lavora duramente per pagarsi gli studi alla Duke University di Durham, una delle prime dieci degli Usa. Brava, non c’è che dire. L’unico problema è che il lavoro di Belle è quello della pornoattrice.  Il suo “ufficio” è un set a luci rosse. Il suo sguardo mite da brava ragazza compare sulla home dell’edizione on line dell’Espresso, dove si apprende che i mass media americani hanno, sì,  «massacrato» la giovane, ma ne hanno anche fatto una «icona». In effetti questa storia ha un suo forte (e triste) significato emblematico, trasmettendo un messaggio devastante: anche la mercificazione del corpo è trasformata in “virtù”, purché si riveli strumento di ascesa nella scala sociale. È l’ultima frontiera dell’ “etica” neocapitalista. Tutto è lecito pur di raggiungere il successo nella vita. Il nuovo capitalismo produce nuova povertà, negli Usa come in Europa. Ai poveri è promessa comunque una “redenzione”, ma i poveri si devono spogliare dei valori (oltre che degli abiti). La storia edificante non è più quella del garzone che diventa manager, in una società che offre opportunità a tutti. Bensì quella della pornoattrice che studia nell’università d’élite, in una società diventata giungla. La promessa degli anni Ottanta e Novanta del Novecento (l’arricchimento a portata di tutti) s’è adulterata e corrotta. Le opportunità si sono paurosamente ristrette. Se Max Weber fosse nostro contemporaneo, non scriverebbe più L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, ma intitolerebbe il suo capolavoro Disperazione sociale e nichilismo capitalista. Ha detto  Charles Bukowski che il capitalismo, dopo essere sopravvissuto al comunismo, si «divorerà da solo». Al momento, sta divorando prevalentemente i sogni di una generazione e i valori della scietà occidentale.