Attenti al patto tra popolari e socialisti: il diavolo si annida lì e non negli euroscettici

C’è sempre un demonio da esorcizzare tra i banchi di Strasburgo. Per il dopo Barroso, il neo europarlamento si attrezza con crocifisso e aspersorio per liberare il sacro tempio comunitario dalla possessione diabolica di euroscettici e lepeniani. All’orizzonte, dunque, nuovi incestuosi abbracci mirati solo ad arginare e – se possibile – ad annientare, il “diabolico” nemico di turno. E poco importa che la leader del Front National abbia trionfato, travolgendo le urne e umiliando i competitor socialisti (costretti a un vertice d’emergenza all’Eliseo in cui leccarsi le ferite). Poco importa, evidentemente, agli eurocrati di Bruxelles che Marine Le Pen abbia vinto con l’assolutezza di un’affermazione che, al di là del 25% dei voti, ha internazionalmente sdoganato un’immagine rafforzata – ironia della sorte – anche da un’operazione che i più colti transalpini hanno simbolicamente chiamato di dédiabolisation, ma che non ha “mondato” l’alloure politico veementemente nazionalistico dei suoi tratti essenziali: primi, fra tanti, quelli dell’antieuropeismo e di un patriottismo sovrano.

Poco importa, si diceva: ora, all’orizzonte, si profila un nuovo asse letale tra popolari e socialisti. Un patto di sangue – fatto sulla pelle di molti Paesi europei che non siano la Germania – e indetto in nome della nuova corsa alla presidenza della Commissione europea che vede in lizza Jean-Claude Juncker, candidato del Ppe, che si sente legittimato dall’esito delle urne, e i socialisti europei, che puntano tutto su Martin Schulz. Un patto politicamente incestuoso, quello in vista, anticipato dalle parole di Juncker nell’immediato dopo-elezioni: «Il Ppe ha un vantaggio a doppia cifra. Questo mi dà, in quanto candidato alla presidenza della Commissione, il diritto di cercare una maggioranza in Parlamento e in Consiglio». Pronto poi ad aggiungere: «L’estrema destra e i populisti non hanno vinto queste elezioni, anche se il loro rafforzamento in alcuni Paesi mi preoccupa».

A parlar chiaro si va, recita un motto popolare: e allora, c’è solo da augurarsi che i danni di queste coalizioni nefaste non si riverberino negativamente sul centrodestra. Timori infondati? Neanche tanto: del resto, non è andata così anche in casa nostra quando, in virtù del bene del Paese, i moderati si sono alleati in un’ottica bipartisan contro il comune nemico Grillo, legittimando prima Letta e poi Renzi, e rinforzando asse strategico e potere elettorale della sinistra, a scapito dei suoi?

Nel caso dell’europarlamento, poi, la questione rischia di rivoltarsi doppiamente contro il centrodestra, raddoppiando la portata negativa delle ripercussioni che potrebbero abbattersi sull’Italia. In ballo, infatti, ci sono la questione dell’immigrazione selvaggia che ha messo in ginocchio le nostre coste. In sospeso ci sono i continui appelli Ue ad uniformare il Bel Paese agli altri dell’euro zona in materia di matrimonio omosessuale. Per non parlare dell’agenda economica che ha ancora inevasi molti salienti punti all’ordine del giorno. Se il demonio diventano Marine Le Pen e gli euroscettici, chi ci propina tutto ciò come vogliamo definirlo?