Amici e parenti in corteo ricordano la sedicenne Fabiana, uccisa un anno fa per mano del fidanzato

Una delle tre sorelle di Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa dal fidanzato il 24 maggio di un anno fa, si sente male durante la proiezione di un video in ricordo della giovane vittima preparato dai suoi compagni di classe. La manifestazione in omaggio alla memoria della ragazza, che si è tenuta a Corigliano Calabro in occasione del primo anniversario dell’omicidio, si interrompe per un po’, poi riprende silenziosa. E in quel silenzio assordante urla lo sgomento per una morte violenta e inaccettabile. Tra la folla, uno striscione del “Centro antiviolenza Fabiana Luzzi”, costituito a Corigliano Calabro dopo l’uccisione della sedicenne. Tutti i ragazzi hanno una rosa bianca in mano e un nastrino attaccato al petto. Un giovane, che precede di poco i compagni, porta in mano un bouquet di rose bianche, poi deposto nel punto in cui la sedicenne è stata uccisa dal fidanzato, condannato in primo grado a 22 anni di reclusione. Prima della partenza del corteo, il prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, ha incontrato i genitori di Fabiana per rinnovare loro la sua solidarietà.
In testa al corteo un altro striscione recita: «Vogliamo ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi. Vogliamo pensare che ancora ci ascolti, che come allora ci sorridi». Una frase tratta dal brano di Carmen Consoli, Canzone per un’amica, che stigmatizza nero su bianco il dolore e l’incredulità per la violenza cieca subita da Fabiana: il suo corpo, martoriato con molte coltellate sferrate dal fidanzato Davide Morrone (all’epoca dei fatti diciassettenne), è stato poi dato alle fiamme mentre la ragazza era ancora viva, come confessato nel corso di un interrogatorio dallo stesso omicida.
I genitori di Fabiana, Mario e Rosa, vengono abbracciati al loro arrivo in piazza dai compagni della sedicenne; poi, ripensando a quell’incredibile calvario subito da Fabiana, si abbandonano ad un pianto a dirotto: sui loro volti, i segni di un dolore che non riesce a trovare tregua nel tempo e nella rassegnazione. «La presenza di questi ragazzi, ai quali rivolgo un grazie di cuore – ha detto il padre di Fabiana – ci dà la forza per continuare ad affrontare la vita malgrado il dolore terribile che siamo costretti a sopportare». Poi, tra le lacrime ha aggiunto: «L’assassino di mia figlia dovrebbe stare in carcere per tutta la vita, così come tutti quelli che hanno commesso crimini di questo genere».
Rassegnazione per crimini di questo genere: un concetto quasi impossibile da formulare. Assuefazione, una possibilità rinnegata dalla presidente della Camera Laura Boldrini che, in un messaggio inviato ai familiari e ai ragazzi in corteo in memoria della giovane vittima, ha ricordato: «Il numero delle donne uccise nel 2013 è di 177, molte delle quali proprio per mano di chi avrebbe dovuto amarle. Un orrore al quale non dobbiamo assuefarci se non vogliamo che diventi inutile la morte di Fabiana e di tutte le altre».