All’università di Venezia “premio” al consigliere di Putin. Ma studenti di sinistra e professori s’infuriano

La decisione è stata presa all’unanimità dal Senato accademico, ma il conferimento del titolo di “Membro onorario del Corpo accademico di Ca’ Foscari” al ministro della Cultura russo, Vladimir Medinskij, è lo stesso diventato un caso. Il movimento di sinistra Unione degli studenti, insieme a un gruppo di docenti, si è fatto promotore di una petizione per chiedere la revoca dell’onorificenza, che è già stata consegnata. Nel testo si sostiene che Medinskij, autore di diversi volumi sulla storia russa e docente di relazioni internazionali all’università di Mosca, non abbia i titoli accademici per ricevere il titolo. Ma la petizione è accompagnata anche da un cappello in cui si chiariscono quelle che appaiono come le vere motivazioni della contrarietà. Motivazioni tutte politiche. Scrive l’Udu che la «decisione ci sembra rappresentare una mossa politico-diplomatica sbrigativa nonché difficilmente condivisibile da parte della maggioranza di studenti e docenti, anche alla luce della delicata situazione politica odierna». Ancora più esplicito Filippomaria Pontani, professore associato presso il dipartimento di Scienze dell’antichità, che per primo si è scagliato contro la decisione, difesa invece dal rettore Carlo Carraro, che ha ricordato sia che «il ministro Medinskij è una figura che ricopre tutte le dimensioni del riconoscimento perché rappresenta il ministero della cultura russo con cui da anni Ca’ Foscari realizza mostre, convegni, scambi culturali, visite di studenti, collaborazioni accademiche» sia che «nel passato Ca’ Foscari ha premiato altre figure che si sono distinte sia come politici sia come figure di studiosi, come Zhou Hanmin, vice ministro cinese a capo dell’Expo di Shanghai, o la bulgara Irina Bokova, ora direttore generale dell’Unesco». Per Pontani, Medinskij non avrebbe dovuto ottenere il titolo per «le posizioni pubblicamente assunte su alcuni temi di un certo peso, per esempio sul fatto che la Russia sia l’ultimo baluardo della vera cultura europea e dei veri valori cristiani contro la degenerazione e la corruzione dell’Occidente, segnato dall’Illuminismo e dal multiculturalismo». Medinskij è un nazionalista, un ministro di quella Russia di Putin che ripetutamente marca le differenze culturali tra Mosca e il Vecchio continente. Dice cose tipo «la Russia non è Europa», si è compiaciuto del “ritorno a casa” della Crimea, non ha alcun sentimento di simpatia verso le unioni omosessuali. Inoltre, ritiene che il suo mandato ministeriale sia sostenere la cultura tradizionale russa, appoggiando le iniziative che si ispirano a quei valori e non incoraggiando le contrarie, che poi sono – per sintetizzare – quelle ispirate al pensiero unico occidentale. Medinskij ha idee urticanti per molte anime belle al di qua della moderna “cortina di ferro”, pronte – come ha fatto Pontani – a sposare e rilanciare le voci dell’opposizione interna che lo considerano «un piccolo Goebbels», ne denunciano «estesi plagi nella tesi di dottorato» o restano «inquietate dalle sue intenzioni dirigiste in materia di politica culturale». Frasi che ricordano un po’ quella pratica che in Italia abbiamo conosciuto come “macchina del fango” e che in questa vicenda ha toccato anche la prorettrice di Ca’ Foscari Silvia Burini. È stata lei a effettuare materialmente la consegna del premio, che è avvenuta in Russia e non a Venezia come previsto. Ufficialmente si è parlato di sopravvenuti impegni del ministro, ufficiosamente si pensa che sia stato un modo per cercare di sottrarre Ca’ Foscari al fuoco amico. Comunque sia, anche intorno alla Burini sono state scritte cose non esattamente amichevoli, come l’insinuazione che abbia un interesse privato nell’onorificenza, per il fatto che a Ca’ Foscari dirige il Centro studi sulle arti della Russia, che riceve finanziamenti da Mosca. La battaglia anti-Medinskij, del resto, va avanti senza esclusione di colpi nonostante il titolo di “Honorary Fellow” sia giunto a destinazione: studenti e professori avversi chiedono che venga ritirato.