Alle urne 49 milioni di italiani: appello al voto per un’Europa dei popoli. E Renzi rischia grosso

Scatta l’ora X. Duelli incrociati, insulti, comizi e feste di piazza sono alle spalle. Alle 16 si insedieranno in tutta Italia i seggi elettorali per l’election day di domani per le Europee, le Regionali in Abruzzo e Piemonte e le Comunali in circa quattromila Comuni. Sono oltre 49 milioni gli elettori chiamati alle urne  per eleggere i 73 membri del Parlamento europeo che spettano all’Italia. Si voterà solo domani dalle 7 alle 23: lo spoglio per le europee avverrà subito dopo la chiusura delle urne mentre per le amministrative partirà dalle ore 14 di lunedì. Abruzzo e Piemonte sono in campo per eleggere governatori e Consigli regionali, 27 i capoluoghi di provincia chiamati a scegliere sindaco e Consiglio comunale (di questi, cinque sono capoluoghi di regione: Firenze, Potenza, Campobasso, Bari, Perugia). Se non sarà un referendum sul premier, il risultato delle urne avrà pesanti ripercussioni sugli equilibri politici, sulle sorti del governo e sul posizionamento delle opposizioni. Molto peserà il dato dell’astensionismo che si preannuncia alto anche se, come in tutte le tornate elettorali, sono tanti gli elettori “last minute” che decideranno poco prima del fischio finale, ed è proprio all’esercito dei delusi pronti a disertare che si rivolgono tutte le forze politiche. Forza Italia ha giocato all’attacco puntando tutto sulle doti mediatiche del Cavaliere. «Renzi è stata una delusione, questo governo non durerà», ha ripetuto con lo sguardo rivolto alle politiche. Da Milano ha chiuso la maratona elettorale sparando contro Grillo, pericoloso dittatore in pectore, che seduce a suon di vaffa e urla. «Il Movimento 5 Stelle ha raggiunto un livello disperante, nessuno dei movimenti protestatari europei ha voluto un accordo con Grillo», ha detto Berlusconi. Fratelli d’Italia ha puntato le sue carte sulla tutela della sovranità nazionale per un’Europa dei popoli e delle nazioni contro gli euroburocratici e le grandi lobby finanziarie.
Riscrittura dei trattati internazionali che hanno messo in ginocchio l’Italia, no alla svendita della Banca d’Italia e del patrimonio artistico, difesa della vita e del made in Italy, no alla droga e allo svuotacarceri: questi i temi portanti. Vento in poppa nei sondaggi, il partito guidato da Giorgia Meloni ha schierato candidati giovani e molti amministratori scegliendo una campagna tra la gente che si è conclusa con decine di manifestazioni tricolori al grido “Difendo ciò che amo. Io voto italiano”. «Vedrete, saremo la vera sorpresa di queste elezioni», ha detto l’ex ministro della Gioventù certa di raggiungere la quota del 4 per cento. La Lega ha puntato sul no all’euro “senza se e senza ma” con Salvini che è sbarcato al Sud per imprimere il cambio di marcia da Bossi. Il Pd, tallonato dai Cinquestelle, si affida alla «speranza contro la rabbia». «Gli 80 euro non sono una mossa elettorale – ha ripetuto l’ex rottamatore colto sul vivo – il governo andrà avanti, se vinco o perdo non cambia». Di ben altro parere Grillo e Casaleggio che sognano lo tsunami, certi di una vittoria storica. «Siamo cattivi, ma non vendicativi – ha detto l’ex comico da piazza San Giovanni – andremo avanti e li faremo diventare effetti collaterali…». Tutti a casa, insomma, da Renzi a Berlusconi passando per Napolitano, al quale il cantante Fabrizio Moro ha dedicato la canzone «Io schifo Napolitano/non il politico/ma l’essere umano».