Alla Camera vince il partito della forca. Un silenzio glaciale accoglie il sì all’arresto di Genovese

Alla fine ha vinto nuovamente il partito della forca. L’Aula della Camera ha concesso l’autorizzazione all’arresto del deputato del Pd Francantonio Genovese. I voti a favore sono stati 371, 39 i contrari. Tredici deputati si sono astenuti nella votazione. Alcuni voti contrari si sono visti anche nelle file del Pd: si sono aggiunti ai no del gruppo di Forza Italia.  L’esito della votazione è stato accolto da un silenzio  da parte dell’aula. Quando sono comparsi sul tabellone i risultati della votazione a scrutinio palese, nessuno ha commentato o proferito parola, né applaudito. Il diretto interessato nella sua casa a Messina l’esito del voto, dichiarando di volersi costituire nel caso di voto favorevole al suo arresto. Giornalisti, operatori televisivi e fotografi si sono mossi in anticipo  rispetto alla decisione della Camera sull’autorizzazione all’arresto di Francantonio Genovese “piazzandosi” davanti la casa del parlamentare del Pd e al carcere di Gazzi. Il primo importante commento politico è arrivato da Brlusconi, che così ha affermato a margine del  programma Telecamere: «I nostri deputati hanno votato contro l’arresto. noi siamo garantisti sempre e comunque».

L’autorizzazione all’arresto di Genovese è arrivata dopo una giornata di polemiche alimentate dai grillini. La decisione per il voto palese è scaturita attraverso il parere unanime della Conferenza dei Capigruppo. Ed è stato lo stesso Renzi a sgombrare il campo da ogni remora. Tale posizione ha spiazzato il Movimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi aveva accusato il Pd di «voler spostare la votazione su Genovese a dopo le elezioni». Il tentativo è ora quello di prendersi il merito del sì al voto palese. «Le hanno provate tutte per fermarci ma per l’ennesima volta abbiamo piegato la maggioranza del Parlamento. Il Pd, per semplice marketing elettorale, ha rischiato di far scappare a Beirut l’ennesimo amico della cricca», ha  commentato su Fb la deputata Fabiana Dadone. Questa posizione è stata subito “ufficializzata” da un tweet di Grillo. «Abbiamo costretto il Pd a votare oggi per mandare fuori Genovese dal Parlamento», ha cinguettato il capocomico.

Opposta l’interpretazione fornita dal capogruppo Pd Roberto Speranza. «C’era la volontà di imbastire una trappola da parte dei 5 Stelle, avrebbero annunciato di votare in un modo ma nel segreto dell’urna avrebbero fatto un’altra cosa per poi scaricare sul Pd tutta la responsabilità. Oggi invece è emersa una circostanza nuova: tutti i gruppi hanno assicurato che avrebbero votato in modo palese. Questo fatto nuovo toglie ai grillini la possibilità di fare imboscate».

Per quello che riguarda la posizione di Forza Italia, la contrarietà all’arresto di Genovese era stata annunciata dal  capogruppo Brunetta: «Abbiamo assunto una posizione limpida, onesta e garantista, vedremo in Aula l’esito della decisione» . Secondo l’esponente azzurro,  deve essere garantito «innanzitutto il rispetto della persona». Lapidario è poi il commento di Altero Matteoli. «Contraddicendo i propositi ispirati al garantismo, che avevano caratterizzato i suoi esordi alla Leopolda, Renzi cede miseramente, strumentalmente e con insolito cinismo, a 10 giorni dal voto, ai forcaioli in versione grillina e mostra così tutta la sua debolezza ed inadeguatezza politica».  Alla fine della giornata solo i forcaioli esultano. Comunque la si veda, non è un giornata felice per la politica e la democrazia: un altro parlamentare è finito in carcere.