Alfano fa promesse sulla sicurezza e attacca Berlusconi: «Per lui un voto inutile»

«L’identificativo io lo metterei ai manifestanti, a chi mette a ferro e fuoco la città, a chi lancia sanpietrini da un chilo contro le forze dell’ordine». Lo ha gridato dal palco della manifestazione del cd, a Roma, il ministro dell’Interno Angelino Alfano commentando la proposta di mettere dei numeri di identificazione sulle divise delle forze dell’ordine.
«C’è un diritto – sostiene il ministro – all’incolumità fisica per chi difende la città e voi non immaginate quanti insulti e quante provocazioni queste persone che guadagnano tra i 1200 e i 1300 euro al mese si prendono tutti i giorni oltre al lancio di bombe carta e oggetti vari». Alfanoè tornato poi a condannare gli episodi più discussi a proposito del comportamento delle forze di polizia: «Qualcuno in quelle condizioni di pressione psicologica sbaglia e per questo è giusto che paghi – osserva – ma i nostri carabinieri, agenti di polizia e finanzieri sono corpi sani e non possono essere messi in discussione per un gesto violento o un applauso sbagliato«.
Quanto alle manifestazioni che oramai si succedono una dopo l’altra, speso degenerando con comportamenti violenti e distruttivi, Alfano ha sottolineato che «Roma va protetta di più non può essere lo sfogatoio di tutte le tensioni nazionali. Questa città è la vetrina per l’Italia e per il mondo, sfasciare Roma vuol dire sfasciare la vetrina del nostro Paese», aggiunge Alfano che ricorda, oltre alle recenti vicende della Coppa Italia, la manifestazione del 12 aprile a Roma contro la precarietà con scontri nel centro della città. Alfano difende Roma anche dagli «attacchi leghisti»: «Noi – assicura il ministro degli Interni – non vogliamo proteggere solo Roma, ma tutte le città italiane e stiamo pensando ad un modello di funzionamento della sicurezza adattato alle singole città, alle esigenze dei singoli territori. Fermo restando che le leggi valgono su tutto il territorio».
Ma, soprattutto, Alfano, nel suo comizio, ha attaccato a testa bassa il suo ex-partito e Silvio Berlusconi, quel leader che gli ha dato visibilità e sostegno e a cui lui ora ha voltato le spalle dettando alle ortiche il dovere di lealtà e riconoscenza: «Chi vuole votare la protesta vota per Grillo che gli consente di gridare un grande vaffa a tutto e a tutti, chi vuole invece votare le proposte voti noi, se non è di sinistra e questo vuol dire che il voto a Forza Italia è inutile. Chi vuole che il governo vada avanti con le riforme e ne apprezza lo forzo concreto, se non è di sinistra può votare l’unica forza di destra nella maggioranza, cioè il Ncd».
Il ragionamento che fa il ministro dell’Interno è disarmante: «Dai sondaggi – osserva – emerge che un 60 per cento di italiani ha fiducia nel governo e il Pd raccoglie il 30 per cento di consensi. Questo vuol dire che c’è un’ampia area di persone che sono moderate e al quale noi dobbiamo rivolgerci visto che nel governo manteniamo le nostre posizioni su importanti leggi come quella sul lavoro».
Quanto al voto europeo, «la nostra prima prova» davanti all’elettorato, «vogliamo vincere brillantemente questa nostra prima prova mostrando che un altro centrodestra c’è e c’è un futuro per i moderati».
Buona parte dell’intervento di Alfano è di attacco a Forza Italia. «Gli italiani – sostiene Alfano – sono un pò annoiati dalle molte ingiurie e battutacce degli amici di Forza Italia a cominciare dal suo leader che ci insulta tutti i giorni». «Ma noi non temiamo chi ha più mezzi di noi, chi ha le televisioni e può parlare ogni giorno» dice Alfano rivendicando, per altro, il ruolo del centrodestra nel governo Renzi perché «capace di mantenere il punto», mentre «Berlusconi oscilla tra posizioni estremiste e subalternità a Renzi».
«Forza Italia – ribadisce ancora una volta Alfano – dimostra di non essere né carne né pesce. Noi – conclude – siamo transitoriamente, molto transitoriamente alleati con Renzi e siamo in un governo che sta facendo molto per affrontare la crisi. Ci stiamo per rafforzare la destra moderata e consentirci di vincere la prossima volta».