Violenze in stile mafioso, così la gang di romeni e sinti regolava i conti a Verona

L’hanno gettato in una porcilaia, costretto, sotto la minaccia di un coltello, a fare il verso degli animali, e infine l’hanno chiuso in un recinto di rottweiler: è riuscito a scappare, ma alla fine i responsabili sono stati arrestati con le accuse di violenza privata, estorsione e sequestro di persona.
L’incredibile vicenda è accaduta nel veronese dove la squadra Mobile di Verona ha arrestato due persone e indagate altre tre per aver organizzato, in seguito ad uno sgarro, una spedizione punitiva.
Tutto è nato da una rissa tra due gruppi di romeni, l’8 marzo scorso. Il giorno dopo alcuni componenti di uno dei due gruppi si sono presentati a casa di due “rivali” dicendo che volevano appianare la questione, invitandoli a fare un giro in auto.
Le due vittime sono state portate in un campo dove è stata tesa la trappola: ad uno di loro, un italiano di origine sinti, ha puntato la pistola alla testa pretendendo di lavare l’onta con il versamento di 500 euro. L’uomo è stato quindi condotto ad un bancomat, senza alcun risultato perché non c’era denaro nel conto.
L’altro giovane, invece, è stato prima gettato in una buca, scavata in una porcilaia, tra le ossa di animali, facendo capire che avrebbe fatto la stessa fine. Poi i sequestratori, con la minaccia di un coltello e di un coccio di bottiglia, hanno obbligato il malcapitato a fare il verso del gallo e del cane. Infine è stato gettato dentro un recinto per cani: quando il giovane ha visto che stavano per liberare due rottweiler è salito di scatto sul tetto di una cuccia, ha spiccato un salto oltre il recinto, fuggendo. La vittima ha trovato rifugio dentro un covone di fieno, uscendo solo un’ora più tardi per chiedere aiuto e chiamare il 113.
Ad altri due, obiettivi della gang, è andata meglio: uno non è stato trovato, l’altro è stato difeso dal padre che ha chiamato la polizia. Per gli indagati l’accusa è di violenza privata, tentata estorsione e sequestro di persona. Accertamenti sono in corso nei confronti di altri romeni per valutare eventuali loro responsabilità nel raid punitivo.