Via libera del Senato al rinvio del pareggio di bilancio. E Padoan fredda Renzi: ripresa ancora fragile

Il Senato ha approvato, con 170 voti a favore, 87 voti contrari e un astenuto la richiesta di autorizzazione del governo a far slittare il pareggio di bilancio al 2016. All’indomani dello scivolone della lettera all’Ue sul rinvio di un anno, che in un primo tempo Bruxelles aveva detto di non aver mai ricevuto (salvo poi far rientrare l’incidente), il serioso ministro Padoan ha affrontato l’aula di Palazzo Madama per strappare i voti necessari in bilico. Il rinvio – ha illustrato ai senatori – serve a favorire il pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione per il quale il governo ha intenzione di avvalersi della «procedura eccezionale» che prevede il voto di una relazione relativa a maggioranza assoluta dei componenti di Palazzo Madama. La legge, infatti, prevede che il governo, qualora intenda indispensabile discostarsi dagli obiettivi programmatici, sentita la Commissione europea, presenti al Parlamento una relazione e una specifica richiesta di autorizzazione in cui siano indicate l’entità e la durata dello scostamento, aggiungendo un piano di rientro (la deliberazione di ciascuna Camera deve essere votata a maggioranza assoluta). Il miraggio del pareggio (che il fiscal compact ci chiede per il 2015) sarebbe «conseguito nel 2016 e sarebbe mantenuto fino al 2018», ha assicurato il titolare dell’Economia annunciando un piano di rientro «per raggiungere pienamente l’obiettivo di medio periodo nel 2016». Prima del voto per tutta la mattina si sono inseguite voci sulla tenuta della maggioranza dal momento che l’approvazione del Def da parte di Camera e Senato richiede in ogni ramo del Parlamento due voti, uno a maggioranza semplice sul documento e l’altro a maggioranza assoluta per il rinvio di un anno dell’obiettivo del pareggio di bilancio. Ed è al Senato ovviamente che la partita è più a rischio per il governo Renzi.  Ma a freddare l’entusiasmo del premier, in una giornata molto complicata in vista del Consiglio dei ministri di venerdì, arriva poi la fotografia sulle prospettive economiche. Aprendo il dibattito in Aula sul Def, infatti, il titolare del Tesoro ha parlato di tiepidi segnali di ripresa. «Nonostante i segnali di ripresa dell’anno in corso, anche nel 2014 il gap rimarrà particolarmente negativo, la ripresa economica ancora fragile e la situazione del mercato del lavoro rimane ancora difficile».