Via libera al Def: confermato il taglio di 10 mld del cuneo fiscale. Disoccupazione ancora in crescita: salirà al 12,8%

Il consiglio dei ministri odierno ha varato il Def (Documento di economia e finanza) che fissa innanzitutto a 6,7 miliardi di euro il taglio alla spesa pubblica tra maggio e dicembre 2014 per finanziare gli 80 euro in busta paga per i lavoratori che guadagnano fino a 1.500 euro mensili. Il documento, limato fino all’ultimo, prevede un incremento del Pil per il 2014 di +0,3% per raggiungere gradualmente nel 2018 un livello di 2,1 punti percentuali più elevato. Raddoppia al 26% l’imposta sulle plusvalenze delle quote Bankitalia. Il rapporto deficit-pil si attesterà quest’anno al 2,6% (era al 3% nel 2013), scendendo ulteriormente al 2% nel 2015.  Nel 2016 il deficit previsto è dell’1,5%. Confermato il taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale su base annua. Per quest’anno, partendo il provvedimento da maggio, serviranno 6,7 miliardi: 4,5 miliardi verranno dalla spending review, spiega Renzi, mentre altri 2,2 miliardi verranno dall’aumento del gettito Iva e dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione di Bankitalia. Brutte notizie sulla disoccupazione che salirà quest’anno al 12,8% (dal 12,2% del 2013), attestandosi poi l’anno prossimo al 12,5%. Per scendere sotto il 12% bisognerà aspettare il 2017. È stato fissato a 238 mila euro il tetto agli stipendi dei manager pubblici (un limite che farà ottenere risparmi per 400 milioni).

Al termine del consiglio dei ministri Matteo Renzi è apparso ottimista: “L’Italia ce la può fare – ha detto – non è vero il ritornello: non ce la faremo mai, siamo condannati al declino”. Quindi ha spiegato che il decreto sul taglio dell’Irpef sarà presentato venerdì 18 “perché necessita del passaggio del Def in Parlamento che avverrà il 17”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha a sua volta sottolineato che il governo continuerà sulla strada delle privatizzazioni: “Le privatizzazioni continueranno. La discesa del debito-Pil inizierà a vedersi presto e accelererà via via che la crescita prenderà forza. Sostenere la crescita è il modo migliore per abbattere il debito. Enav e Poste sono in fase avanzata. Continueremo su questa strada”. La finanza pubblica italiana è a posto, secondo il ministro: per ridurre il debito basterebbe avere un livello soddisfacente di “crescita nominale”, ovvero un’inflazione vicina al 2% e un Pil in aumento di circa l’1%.

Negativa la prima valutazione a caldo da parte di Forza Italia: “Posso dire sin d’ora – ha detto Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze – che da parte nostra ci sarà una spinta e una richiesta di maggiore ambizione, per più tagli di spesa e più tagli di tasse”.