Venezuela, le milizie rosse sempre più violente. Nel mirino gli studenti

È sempre più tesa la situazione in Venezuela. Bersaglio delle violenze delle milizie rosse ora sono gli studenti. Gruppi di uomini armati, molti dei quali incappucciati, hanno fatto irruzione nel campus dell’Università Centrale (Ucv) a Caracas e aggredito studenti che si stavano riunendo per una manifestazione di protesta. Il nuovo episodio di violenza è attribuito ai “colectivos”. Cecilia Garcia Arocha, rettore dell’Ucv, ha denunciato il «brutale assalto» di questi gruppi, chiedendo a Nicolas Maduro di «tenere al guinzaglio» i suoi gruppi irregolari, entrati in azione proprio mentre il presidente annunciava in un discorso televisivo a reti unificate la creazione di un organismo per la protezione dei diritti umani. «Il governo sa chi sono perché sono stati denunciati, ma continuano ad agire nell’impunità più totale. Chi deve porre fine a questa impunità? Io? Una foto su Twitter? No, è responsabilità del governo, che deve condannare la violenza, da qualunque parte venga», ha detto Garcia Arocha. Responsabili del movimento studentesco, come Juan Requesens, hanno pubblicato su Twitter numerose foto nelle quali si vedono uomini senza uniforme che esibiscono armi da fuoco, malmenano studenti oppositori, denudano manifestanti per schernirli e attaccano giornalisti e fotoreporter per rubargli gli strumenti di lavoro. L’attacco di questi gruppi è arrivato poco dopo che la Guardia nazionale bolivariana (Gnb) ha impedito che si svolgesse una manifestazione di protesta che doveva raggiungere la sede della vicepresidenza per l’Economia dal campus dell’Ucv: gli studenti sono stati bloccati da unità della polizia antisommossa, che hanno usato gas lacrimogeni e camion con idranti. Dall’inizio della contestazione di piazza contro il governo di Maduro, a inizio febbraio, la stampa internazionale, i partiti di opposizione e molte organizzazioni della società civile hanno denunciato l’azione dei “colectivos” chavisti, considerati responsabili tra l’altro di varie delle 39 morti che hanno segnato le manifestazioni antigovernative. La Conferenza episcopale venezuelana ha chiesto al governo che «disarmi i gruppi civili armati», sottolineando che «la loro azione coordinata dimostra che non si tratta di gruppi isolati o spontanei» e che «in molti casi agiscono impunemente davanti allo sguardo indifferente delle forze dell’ordine». Maduro, pur riconoscendo che esistono casi di violenza attribuibili a militanti progovernativi, si è messo sulla difensiva affermando – lo scorso 14 marzo, in un incontro con la stampa estera – che la campagna contro i “colectivos” è stata lanciata per far credere «che io ho gruppi paramilitari che uccidono civili innocenti» e dunque «farmi un processo internazionale».