Venezuela, interviene l’Onu: «Lasciate agli studenti il diritto a manifestare»»

L’ufficio dell’Onu nella capitale venezuelana ha diffuso un comunicato nel quale si chiede che si «rispetti il diritto a manifestare in modo pacifico» del gruppo di studenti che da 12 giorni sono accampati davanti alla sua sede, in attesa della visita della “troika” di ministri degli Esteri del’Unione delle Nazioni Sudamericane (Brasile, Colombia ed Ecuador) a Caracas. «L’Onu in Venezuela è molto preoccupata per l’alto costo in vite umane registrato nel paese nell’ambito delle proteste che si susseguono dallo scorso 12 febbraio», si legge nel testo, che fa riferimento indiretto al bilancio di 39 morti e centinaia di feriti delle recenti manifestazioni antigovernative. Nel comunicato si chiede agli studenti che «rispettino i diritti dei cittadini, permettendo il traffico dei veicoli e l’accesso al palazzo dove si trova l’Onu» e si approva la decisione del governo di Nicolas Maduro di creare come gesto di buona volontà un Consiglio Nazionale per i Diritti Umani. E va sempre peggio: nuovi scontri a Caracas fra manifestanti e agenti della Guardia nazionale bolivariana (Gnb) intervenuti per disperdere una protesta convocata per chiedere la liberazione di Leopoldo Lopez, il leader dell’opposizione in carcere dal 18 febbraio. La manifestazione è stata organizzata sulla piazza Brion (est della capitale), dove Lopez si è consegnato alla polizia, che lo ricercava per la sua presunta responsabilità nella violenza a margine di una protesta studentesca davanti alla Procura di Caracas, il 12 febbraio. La procuratrice nazionale, Luisa Ortega, ha reso noto che Lopez è accusato di istigazione alla violenza, associazione a delinquere, incendio e distruzione della proprietà pubblica: delitti per i quali potrebbe essere condannato a 13 anni di carcere. Anche questi nuovi episodi di violenza sono attribuiti ai “colectivos”, le milizie irregolari del chavismo.