Ucraina, vittoria russa a Ginevra: accordo tra le parti, no alla violenza e sì alle riforme

Il buon senso alla fine ha trionfato: malgrado la cattiva volontà fin qui dimostrata dall’Occidente di comporre la crisi ucraina, l’accordo di massima è stato raggiunto: i partecipanti all’incontro di Ginevra tra Usa, Russia, Ue e Ucraina hanno infatti firmato un documento per uscire dalla crisi ucraina. Lo ha annunciato un soddisfatto ministro degli Esteri russo Lavrov in conferenza stampa. Nel documento è scritto che Russia, Usa, Ue invitano tutte le parti in Ucraina ad astenersi dalla violenza. E poi riforma costituzionale, disarmo di tutte le formazioni armate, liberazione di tutti gli edifici occupati illegalmente, scarcerazione e amnistia degli arrestati (tranne quelli accusati di crimini gravi): sono anche alcuni dei principi enunciati nel documento approvato a Ginevra dai capi delle diplomazie. Il documento invita ad un dialogo nazionale tra tutte le parti per uscire dalla crisi, come nelle ore precedenti aveva auspicato con forza il presidente russo Vladimir Putin. «Non abbiamo alcun desiderio di inviare truppe in Ucraina», ha a questo proposito assicurato il ministro Lavrov in una conferenza stampa dopo i negoziati. Lavrov ha escluso anche rafforzamenti del contingente militare russo in Crimea. Anche se il documento approvato rappresenta di fatto una vittoria per la diplomazia russa, gli americani sono costretti a fare buon viso a cattivo gioco: «Tutte le parti coinvolte nella crisi ucraina si sono dette d’accordo sul fare dei passi avanti per ridurre la violenza», ha ammesso infatti a denti stretti il Segretario di Stato Usa, John Kerry, al termine del vertice a 4 di Ginevra. A margine della conferenza, il capo della diplomazia russa non ha perà potuto fare a meno di esprimere tutto il suo sdegno per la risibile proibizione del governo provvisorio di Kiev di non far entrare russi «dai 16 ai 60 anni» in Ucraina. La decisione delle autorità di Kiev di limitare l’accesso ai cittadini russi é stata definita «vergognosa da Serghiei Lavrov, citato dalle agenzie russe.