Studenti di Medicina in piazza contro il governo: «Fateci specializzare o faremo le valigie»

«Noi vogliamo specializzarci» e ancora «Ospedali scoppiati medici disoccupati» o «Se le borse non ci date come vi curate». Con questi slogan, tanti striscioni e agitando delle finte carte d’imbarco  senza data di ritorno in cui vi sono le foto di medici neoabilitati in Italia costretti ad emigrare all’estero, circa 400 studenti di medicina e specializzandi hanno manifestato in piazza Montecitorio. Ma sono tanti in tutta Italia gli aspiranti camici bianchi che si stanno mobilitando. Fare il medico è diventato un percorso ad ostacoli: «Il numero di contratti è inadeguato, sono circa 3500, ma gli interessati sono circa 10mila, dodicimila, uno su tre potrà specializzarsi»,  spiega Andrea Milzi, coordinatore del Comitato pro concorso». Questa la situazione: «Entro il 2021 il 56% dei medici italiani andrà in pensione e  dovranno essere sostituiti – spiega ancora Milzi – ma la soluzione non è aumentare il numero di posti nelle facoltà di Medicina, non ha senso se poi ci si trova di fronte all’imbuto dei contratti di specializzazione che sono pochi». Perché una volta raggiunto l’obiettivo della laurea, uno solo ogni tre ha la possibilità di andare avanti. A disposizione – per proseguire e diventare pediatri, otorini, ginecologi – ci sono solo 3500 «contratti» di specializzazione, oltre a 900 borse di studio per la formazione specifica in medicina generale. E nei prossimi anni, se la situazione non cambierà, andrà anche peggio: quando usciranno dal primo ciclo di formazione universitaria i 10mila giovani (su 69mila che si preparano al test dell’8 aprile) che quest’anno – e i prossimi – avranno accesso alle facoltà di medicina, si troveranno in una situazione paradossale. Meno della metà potranno concorrere per l’accesso al servizio pubblico: in Italia, in assenza del diploma di specializzazione o di formazione specifica di Medicina Generale è preclusa qualsiasi strada nel Ssn. Molti, di conseguenza, quelli che decidono di lasciare l’Italia per proseguire gli studi e poi trovare lavoro all’estero, soprattutto in Francia, Germania, Gran Bretagna e Svizzera. «Lo Stato per la nostra formazione spende circa 50mila euro a testa, perché regalarli alla Germania?», aggiungono gli specializzandi, che chiedono al governo, in particolare al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a quello dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Padoan e a quello dell’Istruzione Stefania Giannini, un intervento economico di 70-100 milioni per sanare la situazione. E una ricerca del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed ha evidenziato che la criticità chiave del sistema formativo italiano risulta proprio la mancanza di medici specialisti. Il ministro Lorenzin ha dichiarato che il governo sta valutando come mettere mano alle giuste richieste avanzate. Un intervento che dovrà essere attuato subito dopo l’approvazione del Def e nell’ambito dell’intervento urgente per la riduzione del costo del lavoro, sottolinea il ministro. L’imperativo categorico ora è che le risorse in un settore come quello medico vadano trovate e anche in fretta.