Storie di ordinaria violenza. E nessuno ascolta l’urlo esasperato degli italiani

Non è solo l’Italia di coloro che vivono di sacrifici e non è solo l’Italia della disoccupazione o dell’antica arte di arrangiarsi. Quella che viviamo non è neanche l’Italia disegnata nei talk show, spezzata in due tronconi, da una parte gli esponenti di partito seduti negli studi televisivi e dall’altra il solito gruppo di cittadini urlanti ai microfoni dell’inviato di turno, in collegamento live. È invece l’Italia dell’esasperazione. Perché quando si lancia un grido di aiuto e non c’è nessuno che ti ascolta, ti prende un senso di rabbia e di paura che appunto sfocia nell’esasperazione. Ed è qui che la politica – anzi, una certa politica – manca del tutto, è nuda, impotente, legata mani e piedi agli interessi elettorali (della sinistra), incapace di avere un minimo di reazione, di fingere interesse, di tendere un orecchio e magari ascoltare per qualche minuto i senzavoce. Niente di niente, tutto viene sacrificato sull’altare del buonismo. E in poche ore accadono episodi gravi che fotografano la situazione: a Roma, nei pressi di un famoso centro commerciale, alle 5 e qualcosa del mattino si è schiantata un’auto appena rubata dai nomadi, che arrivava a velocità folle in senso vietato: due vittime. Inutile citare i commenti alla notizia riportata quasi in tempo reale dal Messaggero, sono intuibili: a leggerli in modo superficiale, danno l’idea di un Paese privo di qualsiasi sentimento di pietà umana, ma a rileggerli mostrano invece un Paese in preda all’esasperazione.

Il secondo episodio è avvenuto a Milano: con una scusa alcuni giovani hanno fermato un 15enne, lo hanno picchiato e, sotto la minaccia di un coltello, lo hanno rapinato. I violenti, tutti di origine egiziana, hanno fermato il ragazzo che stava rientrando a casa dopo la scuola, chiedendogli se avesse una sigaretta. Poi lo hanno colpito con pugni e schiaffi e, minacciandolo con un coltello, gli hanno intimato di consegnare loro lo smartphone e il giubbotto che indossava, oltre ai 20 euro che aveva in tasca. Il quindicenne, tornato a casa, ha raccontato tutto ai genitori, che hanno chiesto l’intervento dei carabinieri. I tre rapinatori sono stati trovati nelle vie poco distanti e tratti in arresto. Secondo gli investigatori, potrebbero essere gli autori di altre rapine avvenute nella zona ai danni di adolescenti.

Il terzo episodio è accaduto a Napoli. Un bambino è stato lasciato in una specie di gabbia di ferro, tipo quelle lasciate dai supermercati accanto ai cassonetti, in strada, mentre la mamma – a pochi passi da lui – chiedeva l’elemosina. Il piccolo, non più di due anni, era quindi in gabbia, come un animale allo zoo, giocava con i cartoni sporchi e infilava le dita nelle “sbarre”.

Storie di violenze fisiche e morali. Storie di esasperazione, accompagnate dall’urlo dei senzavoce, che la sinistra non ascolta.  Perché a decretare cos’è giusto e cosa è ingiusto è la bilancia della Boldrini e la strategia del Pd. Basti ricordare che abbiamo un premier “eletto” alle primarie e non alle elezioni politiche (è la “democrazia dei gazebo”) e i sindaci decisi sempre dalle primarie, ma con le code di nomadi ed extracomunitari nei seggi. Tutti gli altri cittadini non contano, sono i veri esclusi, sono i nuovi fantasmi. Senza diritto di parola e senza diritto di protestare.