Sicilia, al via il Crocetta-bis ma nel Pd è bufera: i cuperliani sul piede di guerra

Neanche è nato e già sta agonizzando: viene inaugurato poco prima della mezzanotte il Crocetta bis in Sicilia, ma fin dai primi minuti della nuova giornata amministrativa le dispute e le recriminazioni annunciano il clima cupo che sta per addensarsi sull’isola.

La nuova squadra di governo creata in zona Cesarini, dopo la melina della segreteria regionale del Pd, a cui Crocetta, in contropiede, ha risposto riparando in calcio d’angolo, è infatti già nel centro del mirino polemico dell’arbitrato democrat. E non poteva non essere così: il presidente, però, tira dritto e  dopo aver “congedato” senza troppe cerimonie il Pd siciliano, al culmine di una lunga e tesissima giornata, vara la nuova equìpe governativa, dopo avere apportato le ultime limature: con Mariarita Sgarlata, che in extremis soffia il posto in giunta a Mariella Lo Bello, entrambe uscenti.

Sei, dunque, i volti nuovi, e altrettanti i riconfermati: tra le new entry spiccano Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, molto vicino a Renzi e animatore del Megafono in Toscana, (è un catanese naturalizzato fiorentino), e Roberto Agnello, esperto di bilancio, in quota Pd. Ma oltre a Calleri e Agnello, della nuova squadra di governo fanno parte anche Giuseppe Bruno (Pd), Nico Torrisi (Udc), Antonio Fiumefreddo per i Drs e Paolo Ezechia Reale (Articolo 4). Confermati gli uscenti Michela Stancheris (Megafono), Nelli Scilabra (Pd), Patrizia Valenti (Udc), e come detto, anche Mariarita Sgarlata (Pd) e, in quota Crocetta, Lucia Borsellino e Linda Vancheri. «Si tratta di professionisti di grande valore, di uomini che scelgono di combattere per liberare la Sicilia e favorire il suo processo di rinascita economica e sociale», si affretta a dichiarare a caldo il governatore. Che poi aggiunge come da questo momento le deleghe siano politicamente azzerate: verranno discusse insieme ai partiti «sulla base dell’utilizzo ottimale delle loro competenze e professionalità». E a chi lo accusa del colpo di mano, il governatore risponde: «La mia non è una decisione autoreferenziale, ma vuole essere in sintonia con la società, la politica e i partiti che spero non creino più ulteriori spettacoli, perche la Sicilia ha bisogno di decisioni e anche in tempi rapidi».

Già, tempi rapidi: forse la nota dolente è stata anche questa. Crocetta, infatti, ha deciso di resettare la situazione e rompere gli indugi dopo l’ennesimo pomeriggio di tensioni, scandito dal rinvio del vertice di maggioranza e dalle proteste di Confindustria Sicilia, Cisl e Uil che hanno invocato lo sblocco della situazione di stallo, con trentamila dipendenti di enti regionali in attesa della manovra-bis, ferma da settimane in Assemblea per la crisi politica, per poter ricevere tre mesi di stipendi, e con centinaia di imprese che vantano crediti per un miliardo di euro nei confronti della pubblica amministrazione, (ma anche in questo caso, il ddl pagamenti è bloccato da giorni in Parlamento).

Febbrili riunioni informali, vertice ufficiosi, e ovviamente, i colloqui sull’asse Palermo-Roma, oltre a un pressante invito a concludere arrivato  dall’Udc – che aveva minacciato di togliere il sostegno al governo se la giunta non fosse stata definita nell’arco di 48 ore – hanno impresso una “vibrante” accelerata alla situazione: tanto che in serata Crocetta ha riunito i suoi fedelissimi per varare la nuova giunta. Decisione che, unitamente alla sua pragmatica applicazione, ha contribuito a minare i già precari equilibri del Pd: il rimpasto, infatti, non è stato gradito dai cuperliani, disorganici e dissidenti interni che, non avendo dato copertura politica all’operazione – né trasmesso alcun nome, si recrimina –  ora si dichiarano in trincea, minacciando la guerra civile. Una dichiarazione d’intenti bellicosa ufficializzata dal segretario siciliano del partito democratico, Fausto Raciti, cuperliano doc, che ha prontamente annunciato una sua partecipazione agguerrita alla direzione regionale del partito di oggi, che poi è stata rinviata.

Proclami bellicosi e barricate annunciate dall’ala cuperliana dei democratici che non hanno frenato Crocetta, rassicurato, a quanto pare, dalla copertura di una parte del partito romano, rappresentato da Davide Faraone, delegato dal premier Renzi a occuparsi della crisi politica siciliana. «Faraone mi ha chiesto di fare presto – ha detto il governatore –. Aspettare ancora significava sgretolare il tessuto sociale della Sicilia e incancrenire lo scontro tra i partiti. La Regione rischiava di sprofondare nelle sabbie mobili, sfidando la collera dei poveri». E ora, però, tra lo spettro agitato dalle anime inquiete del Pd e il demone della crisi, il dirigente del partito e presidente della Regione dovrà munirsi, ma sul serio, di crocefisso e di aspersorio…