Senato, i frondisti del Pd non mollano. Bersani: «La riforma di Renzi va bene per il Sudamerica…»

«La riforma di Renzi per il Senato? Quella roba lì va bene in Sudamerica». La battuta, per nulla scherzosa, è di Pier Luigi Bersani, non troppo distante dalla linea dei frondisti del Pd che ieri sono stati bollati dal premier come personaggi a caccia di publbicità èer aver presentato un progetto di riforma alternativo. Oggi la risposta di Vanino Chiti, il principale oppositore, è arrivata dalle colonne di Repubblica, insieme all’analisi dell’insolito asse che si sta creando tra la minoranza del Pd e i grillini. «Io non cerco visibilità e non ho fondato correnti. Anzi, sono l’unico chitiano d’Italia. Ma il Pd non può essere un partito plebiscitario», spiega Chiti. «Io non sono anti-renziano – precisa Chiti. – Nel 2009, quando Matteo era presidente della Provincia, mi propose di candidarmi sindaco di Firenze con il suo sostegno. Rifiutai perché ritenevo giusto un ricambio generazionale. E si candidò lui. Voglio solo – spiega – una buona legge. Renzi dice che il mio testo non passerebbe? Stando alle dichiarazioni senza il ddl e il diktat del governo la nostra proposta potrebbe avere il sì non solo della maggioranza, ma anche di Forza Italia e M5s. Non mi sembrerebbe un esito politico disprezzabile». Alla domanda su che fine faccia la disciplina di partito dal momento che il Pd ha dato via libera al testo del governo, Chiti replica: «Qui si modifica la Costituzione. C’è un dovere di responsabilità, autonomia e coerenza con la propria coscienza oppure no? Altrimenti non saremmo il partito democratico, né un partito personale: saremmo un partito plebiscitario e autoritario. Altro che sinistra europea. Ma non è neppure pensabile che sia così».