Salerno, 26 avvisi per gli abusi del “Crescent”: probabile un rinvio a giudizio per il sindaco De Luca

La Procura della Repubblica di Salerno chiude le indagini sul Crescent, il contestato complesso urbanistico progettato dall’archistar catalana Ricardo Bofil sul lungomare di Salerno, notificando al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca e ad altri 25 indagati l’avviso che assegna venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive, prima che gli inquirenti facciano partire la richiesta di rinvio a giudizio.
Dopo la proroga delle indagini dei pm Rocco Alfano e Guglielmo Valente, avvenuta nel novembre scorso, il numero degli indagati è salito a 26 accusati, a vario titolo, di violazioni urbanistiche e paesaggistiche: tra di loro figurano anche due costruttori e tre dirigenti comunali.
La nuova ipotesi di reato è quella che profila per il Comune di Salerno un danno erariale, legato alla restituzione della caparra a una ditta che aveva partecipato all’avviso per la cessione dei diritti edificatori.
La vicenda del complesso urbanistico voluto da De Luca si trascina da anni fra accuse e controaccuse, prese di posizione pro e contro l’edificio che, secondo Italia Nostra, è abusivo.
Il sindaco de Luca ha sempre  strenuamente difeso, con malcelato orgoglio, l’opera polemizzando contro la burocrazia e le associazioni che si battono affinché il Crescent non venga realizzato.A forma di mezzaluna, alto circa 30 metri, esteso per trecento, con una volumetria di 90mila metri cubi che si sta realizzando non lontano dalla spiaggia di Santa Teresa, affacciato sulla vasta piazza della Liberta’ che De Luca ha paragonato a piazza del Plebiscito di Napoli, il Crescent è, secondo il sindaco salernitano che ora rischia il processo, «un’opera simbolo della trasformazione urbana che, nei prossimi anni, sarà visitata da turisti provenienti da tutto il mondo». Non la pensano proprio così  i rappresentanti di alcune associazioni ambientaliste, in testa a tutte “Italia Nostra” e poi altre sigle riunite nel movimento “No Crescent” che, nel corso degli anni, hanno presentato alla magistratura, uno dopo l’altro, 24 esposti contro il sindaco e l’opera. L’indagine parte proprio da uno di questi esposti, l’ultimo di una lunga serie, presentato da Italia Nostra. Gli ambientalisti sono inferociti con De Luca e hanno chiesto ai magistrati salernitani di fare chiarezza sull’impatto ambientale dell’opera in corso di realizzazione e sul corso del torrente sotterraneo Fusandola, che scorre non lontano dalla nuova costruzione. Nello specifico gli episodi contestati dalla magistratura a De Luca risalgono al 2008 e riguardano la fase della autorizzazione paesaggistica relativa al piano urbanistico di Santa Teresa. De Luca, che non è tipo da tenersi, ha parole di fuoco tanto per le associazioni quanto per le loro istanze definite dal sindaco  sui social network come l’espressione della «sottocultura della mummificazione del territorio, il finto ambientalismo, la palude burocratica» che, a suo dire, «sono sempre di più un grande problema per lo sviluppo dell’Italia». Giusto un anno fa, il 18 aprile, il sindaco era stato iscritto dalla Procura della Repubblica nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata sul progetto urbanistico. E a dicembre scorso dopo il sequestro preventivo del Crescent, la magistratura aveva provveduto anche al sequestro di piazza della Libertà. Il progetto fortissimamente voluto da De Luca prevede la riqualificazione dell’area di Santa Teresa dove sono in corso due interventi: uno pubblico, per la realizzazione di una piazza con parcheggi interrati e negozi, e uno privato per l’edificazione di un palazzo semicircolare, progettato dall’architetto spagnolo Ricardo Bofill. Ma il 24 luglio 2012 avvenne un cedimento parziale della piazza e la magistratura salernitana aprì una indagine incaricando l’ingegner Nicola Augenti di verificare i requisiti di sicurezza previsti dalla legge. Nella perizia successiva, una relazione tecnica di 139 pagine depositata il 16 settembre scorso, Augenti puntò il dito su difetti di progettazione e di esecuzione dei lavori e consigliò all’autorità giudiziaria di effettuare ulteriori approfondimenti anche sulla variante del progetto che aveva previsto una deviazione del torrente Fusandola.