La giornata dei 4 Papi: Roncalli e Wojtyla santi, mentre Bergoglio concelebrerà il rito con Benedetto XVI

A ventiquattro ore dal rito solenne in cui Papa Bergoglio canonizzerà due dei suoi predecessori sul soglio di Pietro, due dei Pontefici più amati e popolari, la strada del cammino spirituale, che ha portato storia e sacro a intersecarsi in quella capitale mondiale del cattolicesimo che è la città del Vaticano, si annuncia intervallata da tappe liturgiche e momenti celebrativi di massa che distribuiranno per le strade della capitale le centinaia di migliaia di pellegrini che da giorni affollano strade e vicoli della città eterna: in attesa della cerimonia ufficiale che inizierà domenica mattina alle 10, con l’ingresso di Papa Francesco nella piazza di San Pietro dove celebrerà il rito insieme al Papa emerito Benedetto XVI. Per l’occasione più che mai, epicentro religioso su cui, in queste ore soprattutto, gli occhi mediatici del mondo sono puntati. Uno spazio simbolico globale e globalizzato, dove si stanno ultimando i preparativi. E tra transenne e maxi schermi, brulicare di bancarelle abusive, comitive di turisti e interminabili file per accedere alla basilica. Tra i camper della Protezione Civile e le tende blu dell’Unitalsi, dall’alto dominano i due arazzi con le foto di Papa Wojtyla e Papa Roncalli, srotolati ai lati della loggia delle benedizioni: il sacro, dunque, incrocia il profano, in attesa del momento alto del rito solenne di domenica mattina. Un momento della vita della Chiesa epocale, che Bergoglio ha definito una «gioia speciale», perché «Papa Roncalli ha aperto la strada del rinnovamento voluto dal Concilio, e il beato Giovanni Paolo II lo ha portato avanti nel suo lungo pontificato», sottolineando così il legame tra il Concilio Ecumenico Vaticano II e i due Pontefici, prossimi santi. Una conferma dal valore simbolico profondo, quella che viene da Papa Francesco, di come sia stato il desiderio di canonizzare Roncalli negli anni in cui la Chiesa celebra l’indizione, l’apertura e lo svolgimento delle sue grandi assise del Novecento, a spingere il Papa a esentare Giovanni XXIII dalla certificazione ufficiale di un ulteriore miracolo.
In queste ore di preparazione spirituale alla canonizzazione e di rivisitazione storica di due tra i più importanti protagonisti del passato ecclesiastico, allora, il Vaticano ha pubblicato due messaggi papali sui prossimi santi. Il primo, rivolto ai polacchi, e trasmesso dalla tv e dalla radio in Polonia, in cui il Pontefice definisce Wojtyla «un grande uomo, un grande Papa», di cui è «felice di essere chiamato a proclamare la santità». Una figura imprescindibile, la sua, di cui Papa Bergoglio riprende con ampiezza l’omelia che Benedetto XVI ha tenuto il primo maggio del 2011, per la beatificazione di Giovanni Paolo II, in cui venne sottolineato il carattere di «gigante della fede» del Pontefice defunto, e rievocato con profonda ammirazione lo sforzo compiuto per far entrare la fede nella coscienza e nel vissuto quotidiano delle persone, dell’uomo del nostro tempo: Wojtyla, ha rimarcato Bergoglio citando il Papa emerito Ratzinger, ha «aperto a Cristo società, cultura, sistemi politici ed economici». Nel secondo messaggio, invece, inviato ai bergamaschi tramite l’“Eco di Bergamo”, di cui Roncalli da giovane fu apprezzato collaboratore, Papa Francesco esorta i bergamaschi «a custodire la memoria del terreno nel quale» la santità di Giovanni XXIII «è germinata: un terreno fatto di profonda fede vissuta nel quotidiano, di famiglie povere ma unite dall’amore del Signore, di comunità capaci di condivisione nella semplicità». Due messaggi che sintetizzano in nome di un sincretismo religioso alto, un’eredità di fede tra le più preziose della storia universale.