Renzi lascia le slide e usa i tweet. Ma il prodotto non cambia: dal Cdm i soliti annunci

La prima notizia certa è che Matteo Renzi ha cambiato il tipo di fantasmagoria per illustrare le decisioni del Consiglio dei ministri sul taglio dell’Irpef e la spending review: «La conferenza stampa la facciamo con 10 tweet. Per le slide non avevo tempo». Ma l’effetto illusionistico non cambia. Illusionismo e un pizzico di autocelebrazione in perfetto stile con il personaggio.  Il premier annuncia che darà i «mitici» 80 euro sin dal mese di maggio. «Mitico»… se l’è detto da solo. E poi un contorto passaggio per dire che la via è stata comunque tortuosa. «Abbiamo scelto anche modificando l’ impostazione delle ultime ore di mantenere l’impostazione del 12 marzo, ha prevalso l’obbligo di mantenere l’impegno di dare 80 euro a 10 milioni di persone. La voce degli incapienti e partite Iva sarà inserita in provvedimenti nelle prossime settimane e mesi». Quanto alle pezze d’appoggio siamo alle parole, anzi, ai numeri, in libertà. «Le coperture sono 6,9 miliardi nel 2014 ma diventano 14 miliardi nel 2015».

La marcia indietro sulla sanità, dopo l’insurrezione della Lorenzin, la presenta come un successo personale:  «Se qualcuno trova la parola sanità nel decreto gli pago da bere». Non manca inoltre la solita demagogia sulle auto blu. Ci saranno «massimo 5 vetture a ministero» e le «forze di sicurezza tornano in strada». Né può mancare la frase roboante che non dice alcunché: «Si restituiscono soldi agli italiani ma anche fiducia nella politica e speranza che le cose possano cambiare».

Renzi fa anche lo spaccone con i manager di Stato: «I dirigenti pubblici fuggiranno nel privato? Brivido, se vogliono avranno la nostra lettera di referenze e di auguri… Chi lavoro nel pubblico ha una responsabilità in più. Mettere un tetto di 20mila euro al mese non è cosi drammatico, non perché è piu del doppio del guadagno del premier ma è un principio di serietà». Staremo a vedere. Ma il colpo di genio è sui tagli alla spesa locale: «Sfoltire e semplificare le municipalizzate,  passando da 8.000 a 1.000 aziende partecipate». È un annuncio che non costa nulla, tanto non lo deve attuare lui. Per i tagli previsti ai beni e servizi – minaccia –  «lasciamo alle singole regioni, enti locali e per alcuni aspetti ai ministeri 60 giorni di tempo: se siete in grado di farlo voi è meglio, se no interveniamo noi individuando le sproporzioni dei costi standard». Chissà se poi sarà proprio così. Annunciare, tanto, non costa nulla.