Renzi fa i conti sul Def e litiga con Brunetta. Rivolta in FI: in tanti tifano per la rottura del patto con il premier

Clima belligerante tra governo e Forza Italia sulle riforme: il premier Matteo Renzi ha risposto negativamente all’ultimatum di Renato Brunetta che aveva intimato l’approvazione entro Pasqua della legge elettorale altrimenti salterà l’intesa con Fi su Senato e Titolo V: non accettiamo ultimatum, ha detto. E intanto lascia in stand by l’incontro con Berlusconi sulle riforme, richiesto tanto dal Cavaliere che da Denis Verdini. Il tam tam delle dichiarazioni di Forza Italia contro i tempi serrati imposti da Renzi all’approvazione della riforma del Senato, è iniziato sin dalla mattina (da Laura Ravetto ad Altero Matteoli). Ma ad alzare il livello della tensione, portandolo a sfiorare la rottura ci ha pensato Renato Brunetta con un “aut aut”: “Noi chiediamo a Renzi, se vuole mantenere la parola, se vuole mantenere i patti, di approvare la riforma elettorale prima di Pasqua, altrimenti casca l’accordo con Berlusconi, con Forza Italia”. Renzi non è sembrato impressionato: “Non accettiamo ultimatum da nessuno meno che meno da Brunetta; se stanno al gioco delle riforme bene se no, al Senato, ce la facciamo”.  Renzi ha insistito sul fatto che anche senza Forza Italia le riforme avranno i numeri in Senato, in questo appoggiato da Angelino Alfano, secondo il quale il sì di Fi è “auspicabile ma non necessario”, e la riforma “sara’ approvata con maggioranza assoluta, se Forza Italia si sfila”. Berlusconi continuerebbe però a lavorare per un incontro con Renzi: un faccia a faccia di valenza simbolica perché si tratterebbe di una sorta di legittimazione indiretta prima di un periodo presumibilmente oscuro di forzato silenzio politico per il Cavaliere.

Altra partita importante per Matteo Renzi è quella sul Def e che dovrebbe chiudersi in consiglio dei ministri: tutte le coperture, annuncia il ministro Graziano Delrio, sono state trovate. Sul documento finale si lavora freneticamente ma già filtrano indiscrezioni e Palazzo Chigi intende intervenire anche sugli stipendi dei manager pubblici. I tagli, che in parte serviranno a ridurre quanto ipotizzato inizialmente sul fronte sanitario, serviranno proprio a compensare il minor gettito che il governo conta di incassare aumentando di 80 euro le detrazioni sull’Irpef.